Si chiamano “Hikikomori” i giovani che tendono a vivere isolati nelle loro camere da letto per mesi o addirittura anni. Non socializzano, non frequentano la scuola, si sentono superiori agli altri e sembrano vivere in un mondo tutto loro. Si tratta di una vera e propria “sindrome” e non di un semplice problema, come spiega bene Valentina Di Liberto, sociologa e fondatrice di “Hikikomori Coop Sociale Onlus”, un centro che si occupa delle nuove dipendenze patologiche, interpellata da Tgcom24. Mai sottovalutare il problema, quindi.

Questi sono i primi sintomi:

I ragazzi, di età compresa tra i 12 e i 30 anni, iniziano a sentirsi inadeguati verso la società che li circonda, manifestano problemi di relazione e non si piacciono fisicamente. Si percepiscono come brutti. Poco alla volta i sintomi diventano psicosomatici, causando mal di testa o mal di pancia, generalmente prima di andare a scuola o all’università e se il problema non viene riconosciuto subito il giovane comincia ad assentarsi. È la prima fase dell’isolamento.

Si rinchiudono nella propria stanza e cominciano a giocare:

Il gioco è un modo per fuggire dalla realtà, specialmente per quei soggetti che, sviluppando paura verso l’esterno, hanno bisogno di avere accanto elementi rassicuranti. Proprio come i protagonisti dei videogiochi fantasy: eroi con missioni da compiere. Parallelamente, vi è anche un’altra tipologia di Hikikomori, diversa da quella appena spiegata e che tende al narcisismo: ragazzi che si considerano talmente superiori da non riuscire a confrontarsi con nessun altro. Alla base di entrambi i profili c’è la difficoltà a gestire le proprie emozioni e un brutto voto o un rimprovero da parte di un genitore diventano scogli insormontabili.

Sarebbero 100mila i ragazzi affetti da questa sindrome che la famiglia può aiutare “ascoltandoli”:

Un errore molto comune è quello di staccare il computer, eliminando l’ultimo strumento di comunicazione che il giovane ha col mondo esterno.