C’è grande fermento negli Stati Uniti per un’indiscrezione che riguarda il Presidente Barack Obama, in viaggio in questi giorni in Arabia Saudita, e la possibilità di pubblicare un dossier sull’11 settembre in precedenza secretato.

Si tratta di una parte del report fornito al Congresso – 28 pagine su 838 in totale – nelle quali veniva fatto il punto su quello che è stato definito il peggior attacco terroristico su suolo americano nella storia della nazione.

In un’intervista alla CBS Barack Obama ha dichiarato che l’intelligence sta attualmente valutando se rendere pubblico il documento: “So quanto vi è scritto, ma i nostri servizi guidati da Jim Clapper si sono dovuti assicurare che le informazioni, una volta diffuse, non possano compromettere la sicurezza del Paese. Mi pare che Clapper abbia quasi terminato il compito”.

L’operazione in realtà non è un’iniziativa presa in maniera autonoma dall’amministrazione di Obama, ma è stata avviata su pressante richiesta dei famigliari delle vittime dell’attentato dell’11 settembre e dei loro avvocati, supportati anche da alcuni parlamentari democratici.

Il sospetto principale riguardo al contenuto del dossier è che vi possano essere le prove di un coinvolgimento dell’Arabia Saudita nella preparazione dell’attacco terroristico contro le Torri Gemelle e il Pentagono.

E proprio le autorità di Riyad, che devono accogliere il Presidente degli Stati Uniti in queste ore, si sono opposte in modo veemente a un’altra iniziativa che potrebbe trasformarsi in un vero e proprio provvedimento, avendo trovato sostegno presso i due partiti principali: il Justice Against Sponsors of Terrorism Act Bill, una legge che farebbe sì che i parenti delle vittime possano citare in giudizio i Paesi che hanno sostenuto e supportato attacchi terroristici.

Obama si è opposto e ha rifiutato di firmare la legge affermando che in questo modo anche gli Stati Uniti potrebbero essere incriminati. Riyad ha fatto sapere che in caso di approvazione si vedrà costretta a vendere i titoli di stato acquistati. Una bella gatta da pelare per l’inquilino della Casa Bianca, che dopo la storica visita a Cuba deve anche vedersela con la pubblicazione del documento desecretato.