Comincia a emergere qualche dettaglio in più riguardo alla misteriosa, quanto feroce, morte del giovane sgozzato nel pesarese. Il 17enne Ismaele Lulli è stato brutalmente ucciso a San Martino in Selva Nera, frazione di Sant’Angelo in Vado, un piccolo comune nella provincia di Pesaro e Urbino. Per l’omicidio sono stati prima ascoltati come persone informate dei fatti e quindi fermati due ragazzi albanesi, amici della vittima.

Una fonte investigativa che ha raccontato di come si sia trattato di “un delitto da videogame” ha dichiarato che i due ragazzi albanesi avrebbero cominciato a parlare, con le prime ammissioni circa una loro responsabilità. La fonte ha affermato: “È come se si stessero rendendo conto ora dell’enormità di quanto accaduto”. Sembra inoltre confermato che il movente dell’omicidio del ragazzo sgozzato possa essere legato alla gelosia da parte di uno dei due giovani nei confronti di una ragazza.

Secondo le prime ricostruzioni del terribile accaduto, Ismaele Lulli domenica scorsa è stato scaraventato in un dirupo della profondità di 50 metri, dopo essere stato brutalmente sgozzato. Il motivo? Sembra che Ismaele provasse una simpatia per una ragazza 19enne e sarebbe stato ucciso dai suoi due compagni di scuola dell’Istituto alberghiero di Piobbico per gelosia.

Dopo l’interrogatorio, i due giovani albanesi sono stati trasferiti dalla caserma dei carabinieri di Sant’Angelo in Vado fino al carcere di Villa Fastiggi di Pesaro, alla presenza di una folla inferocita che ha cercato di colpirli e che ha urlato loro frasi come: “Delinquenti, assassini, dovete morire anche voi!”. Una situazione molto tesa a cui hanno fatto fronte i militari presenti.

La notizia dell’omicidio del giovane sgozzato ha sconvolto il paesino. Giannalberto Luzi, il sindaco di Sant’Angelo in Vado, ha annunciato che ci sarà il lutto cittadino nel giorno dei funerali del ragazzo e inoltre ha dichiarato che Ismaele Lulli: “È una vittima del nostro tempo, i nostri giovani hanno un vuoto ‘gestionale’ dai 13 ai 18 anni. Mi sento colpito come sindaco, ma anche come genitore. È una morte diversa da quella di quel ragazzo che ha preso l’ecstasy a Riccione, ma forse è anche simile. Credo che spesso siamo chiusi a quello che ci succede intorno e le vittime spesso sono i nostri ragazzi”.