Il 2014 rischia di essere l’anno più caldo di sempre. È quanto ha reso noto la World Meteorological Organization delle Nazioni Unite, in occasione delle negoziazioni sul clima in corso in Peru. Dalle serie storiche, l’anno che si volge al termine sarebbe uno dalle più alte temperature mai sopportate dal Pianeta, un fatto che avrebbe già dimostrato le sue conseguenze sugli oceani. Queste rilevazioni saranno fondamentali per tratteggiare nuove strategie per il rallentamento dei cambiamenti climatici.

«Non c’è freno al global warming», spiega il segretario generale della WMO Michel Jarraud, «quel che è particolarmente insolito e allarmante quest’anno sono le alte temperature di vaste aree della superficie degli oceani». I dati sulle temperature del Pianeta vengono raccolti sin dal 1850. Insieme a 2010, 2005 e 1998, il 2014 rischia di essere una delle annate più calde, se non la più calda di sempre. Colpa in gran parte delle attività dell’uomo, con le emissioni nocive di anidride carbonica in atmosfera, e dell’assenza di un’efficace politica condivisa sulla sostenibilità ambientale.

La temperatura dell’aria sulla terraferma è stata da gennaio a ottobre di 0,57 gradi centigradi sopra la media, pari a 14 gradi dal 1961 al 1990. Si tratterebbe di un cammino inesorabile verso un aumento contenuto ma costante di anno in anno, con la prima conseguenza quella dello scioglimento dei ghiacciai all’Artico, quindi il possibile innalzamento delle acqua e la modifica degli habitat per le specie marine. Un caldo che ha portato con sé anche dei vantaggi per l’uomo, come la riduzione delle tempeste tropicali potenzialmente catastrofiche da 89 di media alle 72 attuali, ma che ha nel contempo reso il clima più instabile.

I dati raccolti fino a oggi hanno fortemente preoccupato gli ambientalisti. «Queste rilevazioni dovrebbero dare i brividi a tutti coloro che hanno a cuore i cambiamenti climatici», spiega Samantha Smith del WWF, ma alcuni esperti invitano alla cautela. Richard Black, direttore della società di consulenza Energy and Climate Intelligence Unit, spiega infatti come è difficile che una simile evenienza si ripeta per due o più anni di seguito, poiché la variabilità naturale normalmente segue cicli compensativi.

Nel mentre, così accennato in apertura, sono gli oceani a soffrire maggiormente del calore da record: il ghiaccio artico negli ultimi 12 mesi è stato il sesto più piccolo mai rivelato, mentre per contro si è espanso quello antartico a causa del cambiamento dei venti. Non resta quindi che attendere il termine delle consultazioni di Lima, per comprendere quali saranno le strategie di conservazione proposte dalle 190 nazioni rappresentate.

Fonte: Reuters

Immagine: Land with dry and cracked ground. Desert via Shutterstock