A questo punto, speriamo che sia vera la seconda ipotesi. E cioè che il tanto atteso quanto sconvolgente e misterioso evento che dovrebbe colpirci tutti domani 21 dicembre, almeno stando a quanto dicono i Maya, non sia la classica fine del mondo ma un enorme cambiamento del mondo stesso, almeno per come oggi lo conosciamo. Potrebbe non essere poi così male, in fondo. Ma per saperlo bisognerà aspettare 24 ore.

In ogni parte del pianeta sono in corso preparativi, seri o scherzosi, per celebrare la fine del b’ak’tun, uno dei cicli del calendario maya, pari a 144 mila giorni (circa 400 anni). Tre i calendari utilizzati dalla popolazione mesoamericana: uno per i riti religiosi di 260 giorni, uno solare di 365 e uno che serviva per calcolare il tempo trscorso dalla creazione del mondo. E’ proprio questo, detto il Lungo computo, che fissa al 2o dicembre la fine del 13esimo b’ak’tun e al 21 dicembre l’inizio del 14esimo. Con tutto quello che comporta il passaggio da un ciclo all’altro. E’ il quarto tentativo visto che, raccontano sempre i Maya, gli dei avrebbero distrutto le loro precedenti creazioni perché fallimentari. E, a conti fatti, non è che stavolta gli sia andata meglio. C’è da preoccuparsi?

Gli scienziati e gli esperti di culture precolombiane se la ridono, ritenendo la previsione destituita di ogni fondamento e credibilità. Ma l’appuntamento ha creato una forte suggestione, è innegabile. C’è chi si è fatto costruire un bunker, dove trascorrere la giornata di domani, e chi ha organizzato party e celebrazioni per dire “bye bye mondo” con un drink in mano e musica di sottofondo. D’altronde c’è anche chi dice che la fine di un ciclo fosse per i Maya solo l’occasione per festeggiare l’inizio del nuovo. Chissà, magari ci sarà da divertirsi…

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