A parlare è per la prima volta una guardia dei campi di lavoro forzato nella Corea del Nord che racconta delle presunte torture ed abusi sotto il regime di Kim Jong-un. “Li hanno decapitati davanti a tutti, dovevano sapere cosa succedere a chi cerca di scappare” ha raccontato una guardia nordcoreana al quotidiano britannico “Daily Mail”. “Venivamo addestrati a non provare nessun tipo di empatia verso i prigionieri. Ci dicevano che avevano commesso dei crimini orribili. Ora so che erano persone normalissime e mi sento in colpa” ha raccontato la guardia che oggi vive a Seoul.

Corea del Nord, prigionieri deformati dalla fame

A 17 anni la guardia inizia a lavorare in un campo di lavoro vicino al confine cinese dove sono state rinchiuse 10mila persone tra prigioni politici e criminali comuni. Due di loro – racconta – erano riusciti a scappare; poi, però, sono stati ritrovati in Cina e riportati subito in Corea del Nord sarebbero stati decapitati. “Io dopo quella scena non ho mangiato per giorni” ha raccontato la guardia secondo cui “molti prigionieri erano deformati dalla fame e dal lavoro nelle foreste al gelo o nelle miniere”. 

Corea del Nord, donne stuprate

Le donne, invece, sarebbero state stuprate: “Se qualcuna di loro rimaneva incinta, doveva abortire o le veniva praticata l’iniezione letale. Se la gravidanza era in fase troppo avanzata, il bimbo una volta nato veniva picchiato fino ad ucciderlo oppure veniva bruciato vivo“.

Una donna sarebbe stata bruciata viva da una guardia che si annoiava durante un interrogatorio. I detenuti, tra l’altro, avrebbero lavorato “16 ore al giorno, sette giorni alla settimana”. Dei veri e propri lager.