Renzi ieri sera ha rassegnato le dimissioni, subito dopo l’approvazione della Legge di Stabilità. E’ salito al Colle ed ha lasciato la Presidenza del Consiglio dei Ministri: prima ha scritto una lunga lettera pubblicata su Facebook, poi si è recato alla direzione del Pd dove ha spiegato cosa succederà già nelle prossime ore. Le soluzioni, di fatto, sembrano essere due: un governo di unità nazionale o elezioni subito. Intanto i beninformati hanno fatto sapere che, qualora le Camere venissero sciolte – dal Presidente della Repubblica – prima di settembre 2017, circa 600 tra deputati e senatori rischierebbero di perdere tutti i contributi versati da parlamentari. L’assegno della pensione, infatti, scatta solo se rimangono in carica per almeno 4 anni, 6 mesi e 1 giorno.

A rischio il vitalizio di 600 parlamentari

Il parlamentare ha diritto al vitalizio se ha svolto un mandato di almeno 4 anni e mezzo e solo una volta compiuti i 65 anni di età: se, invece, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella decidesse di sciogliere anticipatamente le Camere (per andare al voto già a febbraio o marzo), i parlamentari dovrebbero rinunciare – loro malgrado – al famigerato vitalizio. A rischio sono soprattutto le posizioni dei deputati alla prima esperienza, di 417 membri su 630 totali alla Camera e di 191 su 315 al Senato. In totale i “preoccupati” sarebbero 608 su 945.

608 parlamentari “preoccupati”

Alcuni parlamentari non hanno nascosto che tra i corridoi di Montecitorio e di Palazzo Madama si parla anche di questo.