Presso Villa Wolkonsky, residenza dell’ambasciatore britannico a Roma, è stata presentata ieri, 10 dicembre, la “Collezione Wolkonsky” che darà vita al Museo delle Serre Wolkonsky. Una raccolta di oltre 350 reperti marmorei romani di età imperiale (databili dal I secolo a.C. al III d. C.), amatissimi dalla principessa Zenaida Wolkonsky, che qui risiedette tra il 1820 e il 1862 e il fiore all’occhiello della raffinata corte culturale che la principessa (amante dello zar Alessandro I di Russia, di cui sposò l’aiutante di campo, il principe Nikita Wolkonsky) alimentò nella sua residenza romana ereditata dal padre.

Un patrimonio recuperato grazie ad delicato restauro iniziato nel 2011 e coordinato dall’architetto Valentina Puglisi, curatrice della collezione, affiancata dal lavoro certosino di Nina Prentice, responsabile del restyling del giardino: “Dobbiamo immaginarlo sommerso di rovi e vegetazione selvatica – racconta la Prentice – Rappresentava un’idea romantica di giardino, ma appariva difficile da leggere e interpretare. Così abbiamo cercato di recuperare il disegno originario, voluto dalla principessa Wolkonsky, ispirato alle suggestioni dell’Arcadia. Le arcate dell’Acquedotto, i giochi di lecci, il tempietto, traducono ora le sue idee, quasi evocando il paesaggio da Arcadia del pittore francese Claude Lorrain”.

I magnifici marmi della principessa, quasi tutti provenienti da sepolture, appartenenti alla vasta Necropoli dell’Esquilino, sfilano dunque oggi nel rinato giardino di Villa Wolkonsky: “Un luogo stupendo nel cuore di Roma – ha commentato Dario Franceschini – Un luogo extraterritoriale perché di proprietà del Regno Unito, attraversato dall’Acquedotto di Nerone e che è stato al centro di un importante lavoro di recupero e valorizzazione e che sono sicuro presto sarà aperto anche al pubblico. Un esempio di recupero intelligente di un pezzo di patrimonio, che dimostra come Stato, Chiesa o privati possano sempre contribuire ad un’operazione di salvaguardia”.

Ristrutturati con attenzione ed esposti cercando di rispettare il più possibile l’ideale logistico e dispositivo della principessa russa che tanto le aveva amate, nel parco della villa, lungo le trentasei arcate dell’Acquedotto di Nerone, si possono così incontrare gli splendidi ritratti funerari, tra cui quello dei Servilii e i sarcofagi decorati a bassorilievo, fino alla splendida statua di Athena Parthenos. Numerosi reperti, comprendenti sarcofagi e frammenti a bassorilievo, statuine votive, iscrizioni ed elementi architettonici, ha invece trovato collocazione in due serre ottocentesche comunicanti tra loro e situate presso il cancello d’ingresso della residenza. Restaurate e predisposte per accogliere le centinaia di reperti che dovevano essere protetti dalle intemperie, queste offrono ai visitatori la possibilità di ammirare la collezione senza interferire con le esigenze di sicurezza della Residenza, restituendo al contempo un inedito connubio tra antichità e giardino. Una collezione la cui grandezza, secondo gli esperti del British Museum, è data soprattutto dall’ottima qualità di conservazione dei reperti, associata all’elevato numero degli stessi.

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