La locuzione avverbiale latina ab aeterno  si può tradurre letteralmente in ‘dall’ eternità’ e quindi, per estensione, può essere utilizzata con il significato di ‘fin dai tempi più remoti’ o ‘da tempo immemorabile’ (es. “Dio ha creato il mondo ab aeterno”). Usata specialmente in teologia e filosofia per indicare ciò che non ha alcun inizio (es. la generazione ab aeterno del Verbo), l’ espressione si riscontra di frequente anche nell’ uso letterario, spesso con la grafia ab eterno (es. “la materia stessa niuno incominciamento ebbe, cioè a dire che ella è per sua propria forza ab eterno”, Leopardi). Si tratta tuttavia di un termine antico, oggi poco utilizzato nel linguaggio comune o quotidiano, ove, per indicare il tempo lontanissimo in cui si è verificato un avvenimento, si preferisce usare espressioni quali ‘da tempo immemore’ (anche se non totalmente corretta), ‘da sempre’, ‘da tantissimo tempo’, ‘sin dal principio’, o “da un’ epoca talmente lontana che se n’ è persa la memoria’.

Di seguito riportiamo alcuni esempi di utilizzo della locuzione ab aeterno: “[...]ciò che piacque a Dio ab origine mundi, per esser Dio immutabile piacquegli sempre, e quindi anche ab aeterno” ; “I filosofi disegnarono con questo nome la Divinità, l’ Esser Supremo, ed il Principio per sé stesso esistente ab aeterno, da cui hanno origine ed esistenza tutte le cose”; “[...] la cui identità è ab aeterno, e in eterno inalterata”; ecc.