Il verbo abbacare (derivato di ‘abbaco’) costituisce una forma arcaica per indicare l’ azione di ‘fare i conti’ (più propriamente ‘esercitare l’ arte dell’ abbaco’). Seppur altrettanto raramente, in senso figurato il termine viene anche utilizzato con il significato di fantasticare, lasciarsi trasportare dall’ immaginazione, almanaccare, girandolare, vaneggiare, confondersi, oppure meditare, scervellarsi, congetturare, rimuginare continuamente su qualcosa (es. “che cosa vai abbacando?”).

Esempi di utilizzo del termine sono costituiti dalle frasi: “Abbacare vale internarsi in un’ idea complicata, tanto da perdervisi, senza però smarrire la direzione del pensiero, o, come suol dirsi, la bussola”; “[...] l’ abbacare è meno dell’ armeggiare, e questo men dell’ annaspicare [...] a tutti è facile, fantasticando sopra una cosa, abbacare; le teste deboli armeggiano, le confuse annaspicano. S’ abbaca cacciandosi innanzi in un pensamento; si armeggia girandogli intorno; si annaspica aggirandovisi, a così dir, sopra. Un metafisico risica d’ abbacare: un politico d’ armeggiare: un improvvisatore d’ annaspicare. S’ abbaca per trovare un partito, s’ armeggia anco semplicemente per esercitar il pensiero, s’ annaspica per non saper continuare il corso delle idee. L’ abbacare è una specie d’ intensione della mente; l’ armeggiare è un’ azione vaga, rallentata, un’ azione a caso [...]; annaspicare è un’ azione impedita, scompigliata, stravolta.” (N. Tommaseo, Nuovo Dizionario de’sinonimi della lingua italiana).