Noi italiani possiamo vantare un vocabolario comune ricchissimo, che comprende ben 47mila lessemi. Non possiamo allo stesso modo però vantarci dell’uso assai limitato che facciamo di questo piccolo tesoretto lessicale. Si è riscontrato, infatti, che le nostre conversazioni di tutti i giorni si basano su una media di circa 400 parole. Per comprendere messaggi più complessi come la lettura di  articoli di riviste, giornali o classici è necessaria una conoscenza che varia dalle 4.000 alle 5.000 parole. Pochi eletti riescono ad arrivare ad un bagaglio lessicale di 80.000-100.000 parole ed essere alla pari di Dante Alighieri o James Joyce.

Per questo motivo Leonardo.it ha deciso di intraprendere con la rubrica “Le parole sono importanti” un viaggio attraverso la lingua italiana, alla scoperta di tutti quei termini che stanno cadendo pian piano in disuso. Ogni lunedì, mercoledì e venerdì proporremo una parola, il suo significato comune e qualche esempio di utilizzo. E poiché noi puntiamo sempre in alto, l’obiettivo è raggiungere il “livello Dante”, naso a parte.

Bando alle ciance, la prima parola che incontriamo è…

ABERRAZIONE: deviazione della norma, irregolarità. Può riferirsi anche ad un’alterazione di un fenomeno psichico o fisico. Viene usato soprattutto nella forma aggettivale “aberrante”

Esempi di utilizzo:

-          Ho vissuto un’esperienza aberrante!

-          La sua filosofia è a dir poco aberrante

-          Sei una persona capace di qualsiasi tipo di aberrazione mentale

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