Parlano. Litigano. Si mettono d’accordo. Ci ripensano. Litigano. Intanto le riforme restano al palo. La seduta alla Camera del 10 ottobre vede la discussione del disegno di legge sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Infuocata come spesso accade, al punto di aver reso necessaria due sospensioni, una lunga e un’altra breve. Sia per raffreddare animi molto eccitati, sia per dare modo alla maggioranza, ogni giorno più strana e variabile, di trovare un punto d’incontro.

Da una parte Pd e Pdl si sono scontrati sulla questione del tetto alle donazioni private ai partiti (che andranno a sostituire i rimborsi elettorali da parte dello Stato). Sembrava che ci fosse un accordo su 300mila euro all’anno, sia per le donazioni che per le fidejussioni, dopo una fase transitoria di tre anni. Ma il Pdl ci sta ripensando, vuole rivedere questo limite. Invece Pd e Scelta civica sono fermi su questo tetto.

Tra i due litiganti si è inserito l’elemento aggravante, cioè il Movimento 5 stelle. In mattinata il deputato grillino Riccardo Fraccaro si è rivolto ai parlamentari degli altri partiti con la frase “Continueremo a chiamarvi ladri“. Immaginabile il caos seguente alle reazioni degli altri. Inutilmente il vicepresidente di turno dell’assemblea, Marina Sereni, ha cercato di calmare gli animi, richiamando il pentastellato all’ordine. Seduta sospesa (foto by InfoPhoto) per diverse ore.

Nel frattempo Pd, Pdl e Scelta civica hanno cercato di ricomporre il nodo sulle detrazioni. Niente da fare. Seduta ripresa. Altro scontro con i grillini, con il M5S Walter Rizzetto che denunciava dei “pianisti” all’opera (parlamentari che premono il pulsante del collega vicino di banco assente nel voto elettronico). Altra sospensione, questa volta di mezz’ora. Nuovo incontro della maggioranza.

Quando tutto sembrava per saltare, il Pdl ha ritirato le sue perplessità e l’accordo è nuovamente stato confermato. Resta il limite dei 300mila euro su donazioni e fidejussioni; entrerà a regime progressivamente in tre anni. Chissà se è la volta buona.