Legge Merlin, chi se la ricorda? Eppure tutti ne vediamo gli effetti, ogni giorno, ovunque. Panorama non certo di prim’ordine. Facciamo un passo indietro. Il 20 febbraio 1958 venne approvata dal Parlamento la legge che imponeva la chiusura delle case di tolleranza (bordelli, casini, postriboli, chiamateli come volete), l’abolizione della prostituzione regolamentata dallo Stato e l’introduzione nel codice penale di una serie di reati racchiusi nell’ottica di contrastare lo sfruttamento della prostituzione. Prima firmataria della legge fu una socialista, la senatrice Rina Merlin, che riprese una politica analoga introdotta nel 1946 in Francia. La Merlin combatté dieci anni per introdurla in Italia. La legge entrò in vigore il 4 marzo 1958. Da allora le case di tolleranza presero il nome di case chiuse. Perché, ovviamente, la prostituzione non scomparve. Semplicemente, diventò illegale e invase anche le strade (foto by InfoPhoto).

Dopo 55 anni tutti possono vedere gli effetti. Non solo lo sfruttamento della prostituzione continua come e più di prima, ma è peggiorato al punto da coinvolgere sempre più spesso anche minorenni; oggi inoltre è sempre più legato all’immigrazione clandestina.

Fin dagli anni Ottanta si parla di abrogare (cancellare) la legge Merlin. Ogni tanto qualcuno propone un referendum. Il 27 luglio 2013 la Cassazione ha pubblicato il testo di un quesito referendario, proposto da diversi sindaci, per il quale è partita la raccolta di firme.

L’ultimo tentativo in ordine di tempo è stato annunciato il 2 dicembre. Viene dalla Lombardia. Il centrodestra che controlla la Regione proporrà un referendum di abolizione parziale, da far presentare da cinque consigli regionali (come prevede l’articolo 75 della Costituzione). L’obiettivo è togliere le prostitute dalle strade e fare in modo che paghino le tasse.