Una fiducia risicata, 160 voti a favore contro 133 no, ma per ora si va avanti. Matteo Renzi porta a casa il sì del Senato sul disegno di legge che trasforma le province. Il Governo dovrà ora attendere che la Camera voti di nuovo, perché il testo è stato modificato a Palazzo Madama.

Le trasforma, non le abolisce, è bene ricordarlo. Per spazzare via definitivamente le province è necessaria una riforma costituzionale. Questo disegno di legge è solo un primo passo, per molti anche troppo timido. Il Senato ha approvato alle soglie della serata del 26 marzo un maxiemendamento del Governo che sostituiva completamente il testo originario. La richiesta del voto di fiducia si è resa necessaria dopo che il 25 marzo Renzi (foto by InfoPhoto) era stato battuto per due volte nella commissione Affari costituzionali.

Cosa cambia con questa legge? Le province non sono più un organo elettivo; non si vota più per rinnovarle. Inoltre perdono molte delle loro competenze, traferite a comuni e regioni. Le province commissariate continueranno ad esserlo; quelle in scadenza saranno prorogate fino al 31 dicembre 2014. Il 1° gennaio 2015 entreranno in vigore le nove città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria).

Poi si dovrà mettere mano alla Costituzione per la cancellazione definitiva delle province. La guerra di resistenza di chi ha interesse a conservarle è già in corso da parecchio; l’Upi (Unione delle province italiane) ha già annunciato un ricorso alla magistratura.