La Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per il caso del rapimento di Abu Omar, l’ex imam di Milano rapito nel 2003 da alcuni agenti della CIA e portato in Egitto. Nella sentenza del tribunale europeo i giudici hanno decretato che il nostro Paese dovrà risarcire l’uomo per 70mila euro e dovrà dare 15mila euro a sua moglie per danni morali.

Nel testo della sentenza si legge che “le autorità italiane erano a conoscenza che Abu Omar era stato vittima di un’operazione di extraordinary rendition cominciata con il suo rapimento in Italia e continuata con il suo trasferimento all’estero”, pertanto sarebbe stato provocato un grave danno all’imam, che durante la sua detenzione in Egitto avrebbe subito abusi, torture e maltrattamenti.

Nel suo ricordo Abu Omar ha lamentato l’impossibilità a procedere con un processo equo ai danni degli agenti che lo hanno prelevato su suolo italiano, in quanto il caso è coperto da segreto di Stato e le autorità italiane non hanno mai voluto procedere con l’estradizione degli agenti statunitensi.

Due tra questi – Betnie Medero e Robert Seldon Lady, ovvero gli unici a essere stati condannati – lo scorso dicembre hanno tra l’altro ricevuto la grazia dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per quanto in modo parziale rispetto alle pene da scontare.

Abu Omar era stato infatti liberato dopo un anno ma era stato nuovamente arrestato per aver chiamato la sua famiglia in Italia violando l’accordo di riservatezza firmato. Nel 2007 era stato poi scarcerato. L’imam aveva continuato a dichiarare di credere nella giustizia italiana, volendo affrontare il possibile arresto legato all’accusa di terrorismo per la quale era indagato.

Il risarcimento decretato per la moglie Nabila Ghali deriva invece dalla separazione forzata e quindi al mancato rispetto al diritto alla vita familiare della coppia, in quanto i due sarebbero stati separati in maniera coatta per diversi anni.

L’Italia, che secondo la sentenza avrebbe anche usato in modo illegittimo il principio del segreto di Stato, avrà tre mesi per presentare ricorso e portare il caso davanti alla Grande Camera della Corte di Strasburgo.