Il 10 giugno del 1924 intorno alle ore 16.15, il parlamentare social-unitario Giacomo Matteotti venne rapito da alcuni membri della polizia politica: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo. Colpito al volto con un pugno e caricato in macchina, il politico, fortemente ribellatosi all’interno della vettura, venne accoltellato da uno dei suoi aguzzini all’ascella ed al torace uccidendolo dopo un’agonia di diverse ore.

Per sbarazzarsi del corpo i cinque girovagarono per la campagna romana fino a raggiungere verso sera la Macchia della Quartarella, un bosco nel comune di Riano a 25 km da Roma. Qui, servendosi del cric dell’auto, seppellirono il cadavere piegato in due per poi tornare nella Capitale dove lasciarono l’uto in un garage privato.

Il corpo venne ritrovato dopo oltre due mesi dal cane di un brigadiere dei Carabinieri in licenza, fu sottoposto al riconoscimento dei familiari e poi trasferito momentaneamente al cimitero di Riano ove restò fino a ottobre. Benito Mussolini ordinò al ministro degli Interni Luigi Federzoni di preparare imponenti funerali da tenersi però a Fratta Polesine, città natale di Matteotti in modo da non dare troppo nell’occhio.