È l’ 11 marzo del 1818 quando viene pubblicato il primo romanzo della scrittrice britannica Mary Shelley, Frankenstein. La prima edizione del libro esce in forma anonima, raccogliendo numerose critiche a causa della presunta mancanza di insegnamento morale. L’autrice ne cura quindi una seconda edizione, che uscirà nel 1831, decidendo questa volta di firmare l’opera, lasciando così i critici spiazzati: “per un uomo era eccellente, ma per una donna è straordinario” scriveranno, specialmente considerata la giovane età dell’autrice, all’epoca della stesura poco più che diciottenne. Nonostante la fredda accoglienza iniziale, Frankestein (titolo completo Frankenstein: or, The Modern Prometheus) si rivela un best seller di enorme successo. Dalla pubblicazione del libro, la creatura di Mary Shelley è infatti entrata nell’immaginario collettivo, ispirando numerose opere sia in campo letterario che cinematografico e televisivo.

Tra i nati oggi ricordiamo invece il magnate delle telecomunicazioni Rupert Murdoch. Originario di Melbourne, Australia, Keith Rupert Dylan Murdoch nasce l’ 11 marzo 1931, ereditando dal padre il fiuto per gli affari, tanto da divenire uno degli uomini più ricchi e influenti del pianeta. Attraverso la News  Corporation, Murdoch controlla quotidiani, riviste e portali web, ma è solo alla fine degli anni Ottanta che acquisisce Sky Television, dando avvio al colosso della televisione satellitare. Secondo Forbes, il suo patrimonio sfiora i 14 milioni di dollari.

L’ 11 marzo del 2011 si consumava infine il disastro di Fukushima, unico incidente nucleare della storia la cui gravità ha eguagliato quella di Černobyl. Sono le 14.46 (le 6.46 in Italia) quando un terremoto sconvolge il Giappone nordorientale, provocando uno tsunami di proporzioni devastanti. Molte centrali nucleari vanno in blocco d’emergenza, ma la più vecchia del paese, Fukushima Daiichi, situata nella Prefettura di Fukushima – nell’area maggiormente colpita dal maremoto – i sistemi di raffreddamento di diversi reattori vengono messi fuori uso. Seppur arrestati automaticamente al momento della scossa, il corretto spegnimento dei reattori avrebbe richiesto la dissipazione del calore residuo per un periodo di vari giorni. Nelle ore successive al terremoto, il blocco dei sistemi di raffreddamento provoca quindi la fusione del nocciolo di ben tre reattori della centrale. Quattro in totale le esplosioni verificatesi, con un rilascio di radioattività tale da arrivare al livello 7 della Scala INES, ovvero la massima gravità per gli incidenti nucleari, raggiunta solo da Chernobyl. Il suolo risulterà contaminato per un’area di 600 chilometri, mentre il mare presenta radioattività 50 volte superiore ai limiti di sicurezza: oltre 150 mila le persone che saranno costrette ad abbandonare le loro case, mentre le conseguenze del disastro continueranno a manifestarsi per decenni.