È il 16 dicembre 1689 quando, all’indomani della Gloriosa Rivoluzione, il Parlamento inglese approva la Carta dei Diritti (Bill of Rights). Ispirata dai principi del filosofo britannico John Locke (considerato il padre del liberalismo classico) e suddivisa in 13 articoli, la Carta dei Diritti nasce allo scopo di definire i limiti dei poteri della corona, sancendo diritti e libertà inviolabili tra cui la libertà di parola e discussione in Parlamento, le libere elezioni parlamentari, il diritto di culto (anche se ancora con alcune restrizioni), il divieto del re di abolire leggi o imporre tributi senza il consenso del Parlamento, il divieto del re di mantenere un esercito fisso in tempo di pace senza il consenso del Parlamento e che questo dovesse essere frequentemente riunito.

Il Bill of Rights, insieme alla Petition of Right e alla Magna Charta, costituiscono ancora oggi i fondamenti costituzionali inglesi, nonché un importate punto di svolta nella mentalità occidentale. È infatti con la Carta dei Diritti che avviene il superamento della concezione del sovrano come “legibus solutus”, ovvero al di sopra delle leggi esistenti e sciolto dal vincolo di rispettarle.

L’approvazione del Bill of Rights è storicamente connessa all’ incoronazione di Guglielmo III d’Orange e sua moglie, Maria II Stuart, che si tenne l’11 aprile 1689, a seguito della cacciata di Giacomo II Stuart. Durante la cerimonia, venne infatti chiesto ai nuovi sovrani di giurare obbedienza alle leggi del Parlamento, consacrando così suo primato e ponendo fine al principio della legittimazione divina del diritto di regnare. Con l’ approvazione formale della Carta dei Diritti, avvenuta il 16 dicembre 1689, si consumava così la cosiddetta “glorious revolution” e l’Inghilterra diveniva a tutti gli effetti una monarchia parlamentare costituzionale, la prima in Europa, ponendo i fondamenti del sistema liberale e incitando gli altri stati a liberarsi dall’ assolutismo.