E’ il 16 marzo del 1978, giorno della presentazione del nuovo governo guidato da Andreotti, quando le Brigate Rosse rapiscono Aldo Moro in quello che passerà alla storia come l’ agguato di via Fani. Nell’ assalto resteranno uccisi i cinque agenti della scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. Due giorni dopo, veniva fatto ritrovare il primo dei nove comunicati che le BR inviano durante i 55 giorni di sequestro. Presidente del Consiglio dei ministri per cinque mandati, segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, Moro verrà tenuto in ostaggio nel covo di via Camillo Montalcini per quasi due mesi, prima di essere ucciso dai militanti delle BR a colpi di arma da fuoco. Il suo corpo verrà ritrovato il 9 maggio successivo nel bagagliaio di una Renault 4 di colore rosso, in via Michelangelo Caetani, poco lontano dalla sede nazionale della Democrazia Cristiana. Il 4 maggio 2007, il Parlamento ha votato e approvato una legge con cui si stabilisce di celebrare il 9 maggio come “Giorno della memoria”, in ricordo di Aldo Moro e di tutte le vittime del terrorismo.

E’ invece il 16 marzo del 1869 quando l’ ingegnere francese Louis Guillaume Perreaux deposita il brevetto per la prima motocicletta della storia: un veicolo a due ruote caratterizzato da un motore a vapore monocilindrico con un bruciatore ad alcol applicato tra la sella e la ruota posteriore di una bicicletta, chiamato “Vélocipede à Grande Vitesse” (o VGV). Alimentata ad alcool, petrolio o olio per lampade, e con una velocità massima di 35 km/ h, nel 1871 la VGV viene prodotta dallo stesso Perreaux in cinquemila esemplari, al prezzo di tremila franchi l’ una. L’unico esemplare rimasto di quel primo prototipo di motocicletta è oggi custodito al Musée de l’Île-de-France di Sceaux (Francia).