Era il 24 aprile di ben 3.198 anni fa quando il mitologico cavallo ideato da Ulisse assediò la città di Troia. La storia racconta, infatti, che dopo dieci anni di inutile assedio i Greci finsero di rinunciare alla conquista della città e di tornare alle proprie sedi, lasciando sulla spiaggia un enorme cavallo di legno, per placare gli dei e propiziare il viaggio di ritorno in patria.

All’interno del cavallo erano nascosti i più valorosi guerrieri greci, guidati proprio da Ulisse. I Troiani, felici per lo scampato pericolo, convinti che si trattasse di un dono degli dei, trascinarono il cavallo all’interno delle mura, nonostante Laocoonte e la profetessa Cassandra avessero consigliato di non farlo. Ad un tratto comparve un greco di nome Sinone, il quale convinse il re che il cavallo era segno di pace, era un regalo. Di notte, mentre i troiani dormivano, i greci uscirono dal cavallo ed aprirono le porte della città ai propri compagni. Questi, dopo essersi nascosti con le loro navi dietro un’isoletta vicina di nome Tenedo, erano di nuovo sbarcati sulla spiaggia di Troia. Penetrati nella città, i greci colsero di sorpresa i troiani, che furono facilmente sopraffatti. Troia fu data alle fiamme.

Il racconto viene riferito nel II libro dell’ “Eneide” di Virgilio: Enea, principe ed esule troiano, lo riferisce infatti alla regina di Cartagine, Didone, che lo stava ospitando in una delle tappe del viaggio che lo porterà infine a sbarcare sulle coste del Lazio, dove diventerà il capostipite della genealogia che avrebbe fondato Roma.