E’ il 26 novembre del 1922 quando l’archeologo inglese Howard Carter scopre la tomba di Tutankhamon, XI faraone della XVIII dinastia, che regnò sull’Egitto dal 1333 al 1323 a.C. Si tratta della più importante scoperta archeologica del XX secolo, grazie alla quale abbiamo potuto ricostruire un pezzo di storia fondamentale della civiltà egizia.

Unica sepoltura rimasta inviolata tra le oltre 60 ritrovate nella Valle dei Re, la tomba di Tutankhamon ha restituito oltre 5.000 reperti (oggi in gran parte conservati al Museo Egizio del Cairo), oltre a importanti cartigli e, naturalmente, la mummia intatta del faraone bambino, ancora oggi oggetto di numerose indagini.

Finalmente fatto straordinaria scoperta nella Valle STOP Grandiosa tomba con sigilli intatti STOP Ricoperto tutto fino vostra venuta STOP Congratulazioni” queste le parole con cui, agli inizi di novembre, Carter comunica all’amico e mecenate Lord Carnarvon l’importante ritrovamento. Per l’archeologo, giunto in Egitto ancora giovanissimo, è un sogno che si avvera.

Nominato ispettore capo del sud dell’Egitto a soli 25 anni, Carter diviene responsabile dei siti di Karnak, Luxor, Tebe, Abu Simbel e, naturalmente, la Valle dei Re, che inizia sistematicamente ad esplorare nel 1917, a seguito della Prima guerra mondiale, con il sostegno di  Lord Carnarvon. Dopo 5 anni di ricerche infruttuose e con la concessione di scavo in scadenza, l’archeologo abbandona temporaneamente il sito e torna in Gran Bretagna, ottenendo il benestare per un’ultima campagna. Rientrato in Egitto il 1 novembre 1922, l’archeologo decide di concentrarsi sull’ultimo settore rimasto inesplorato, facendo spostare il campo di scavo dinanzi all’ingresso della tomba di Ramses VI. Tre giorni dopo, il 4 novembre 1922, viene qui riportato alla luce il primo gradino di una scala di accesso a un ipogeo: 15 scalini che conducono Carter a una porta con ancora intatti i sigilli della necropoli e quindi evidentemente mai violata.

E’ in questo memento che l’archeologo comunica la scoperta al suo mecenate, richiamando immediatamente Lord Carnarvon in Egitto, così da assistere di persona agli scavi. E’ il 26 novembre quando Carter raggiunge finalmente la porta dell’anticamera della tomba, ove è immediatamente riconoscibile il sigillo di Tutankhamon.  Su questa viene realizzato un foro che permette di ispezionare l’interno: il corredo funerario è intatto. Il giorno seguente quella stessa porta viene aperta per la prima volta dal XIV secolo a.C. Il lavoro di catalogazione dei reperti richiederà moltissimo tempo, ma già nel febbraio 1923 Carter e Carnarvon raggiungono la camera funeraria.

Un anno dopo, a 3 mila anni di distanza dalla morte del faraone bambino, viene sollevato il coperchio del sarcofago di granito. Carter scopre così un sarcofago d’oro massiccio del peso di circa 110 chilogrammi, la celebre maschera d’oro riproducente le sembianze del defunto e la sua mummia perfettamente conservata. “Diedi l’ordine. Fra il profondo silenzio, la pesante lastra si sollevò. La luce brillò nel sarcofago. Ci sfuggì dalle labbra un grido di meraviglia, tanto splendida era la vista che si presentò ai nostri occhi: l’effige d’oro del giovane re fanciullo” ricorderà l’archeologo.

Nel 2014, grazie a un’autopsia virtuale sui resti di Tutankhamon, viene finalmente ricostruito l’aspetto fisico del giovane sovrano egiziano, il cui volto era stato descritto da Carter come “raffinato e gentile”.