Il 29 aprile 1945, un giorno prima del suicidio di Adolf Hitler, due divisioni della Fanteria USA entrarono nel campo di concentramento di Dachau liberando 32.335 prigionieri sopravvissuti alle violenze delle Algemeine SS. Il lager della cittadina a circa 16 km a nord-ovest di Monaco di Baviera, nel sud della Germania fu il primo ad essere aperto nel 1933 su iniziativa di Heinrich Himmler, ed il penultimo ad essere liberato, sei giorni prima di Mauthausen.

Il primo carrarmato americano, entrando a Dachau, sparò due cannonate demolendo una torretta, quindi aprì una breccia nel muro opposto al cancello facendo comparire per la prima volta ai prigionieri le dieci ville degli ufficiali nazisti. I soldati americani vennero quindi guidati da alcuni prigionieri russi nel bunker sotterraneo dove si effettuavano esperimenti ed interventi chirurgici su cavie umane.

All’interno delle sale operatorie trovarono strumenti di tortura, organi appartenenti a persone operate anche se sane ed un montacarichi che serviva per portare in superficie i cadaveri mutilati delle vittime pronti per essere messi su carri tirati a mano ed avviati ai forni crematori. Testimoni raccontarono che le cavie umane venivano operate anche in vivisezione senza anestesia (leggi qui le storie dei sopravvissuti). Si dice che gli americani girassero per il campo con gli occhi pieni di lacrime, ripetendo in continuazione: “Orrendo!

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