Sono le 19:28 del 4 ottobre 1957 quando dal cosmodromo di Baikonur, nell’odierno Kazakistan, viene lanciato lo Sputnik 1, primo satellite artificiale della storia: una sfera di alluminio lucidissimo, poco più grande di un pallone da basket, del peso di 83 kg.

“Sta girando attorno al globo” – annunci Radio Mosca – “su traiettoria ellittica alla quota di 900 chilometri dal suolo. Ha forma sferica, con diametro di 58 centimetri, pesa 83 chilogrammi e porta con sé un apparecchio radiotrasmittente. Il suo nome e’ Sputnik” (che in russo significa “compagno di viaggio”).

Dopo quel 4 ottobre il mondo non sarà più lo stesso: il lancio dello Sputnik segna ufficialmente l’inizio dell’era spaziale, che porterà, nei mesi ed anni a venire, al lancio del primo satellite americano, l’Explorer 1; alla costituzione della NASA; alla spedizione dei primi esseri viventi nello spazio, tra cui la cagnetta Laika e infine allo sbarco del primo uomo sulla luna, avvenuto il 20 luglio 1969, grazie alla missione Apollo 11. “Senza lo Sputnik non ci sarebbe stata la conquista della Luna” ha affermato John Logsdon, fondatore dell’Institute of Space Policy presso la George Washington University. E’ infatti in piena Guerra Fredda, e grazie escalation russa al cosmo, che si apre la cosiddetta corsa allo spazio. Il lancio del satellite sovietico Sputnik 1, avvenuto proprio il 4 ottobre 1957, ha dunque inaugurato la lunga serie di missioni spaziali portate avanti in quegli anni da parte delle due superpotenze.

Lanciato dal cosmodromo di Baikonur, a bordo di un razzo vettore R-7, lo Sputnik 1 entrò in orbita nel giro di poche ore, iniziando ad emettere quel famoso “ beep, beep, beep” che passerà alla storia come il primo suono proveniente dallo Spazio. La strumentazione di cui era dotato trasmise segnali radio per 21 giorni, consentendo di seguirne gli spostamenti. Lo Sputnik impiegava circa 98 minuti per fare un giro intorno alla Terra, trasportando al suo interno un termometro, un barometro e ingombranti batterie.