E’ il 7 dicembre 1941 quando la base navale di Pearl Harbor, sede della marina militare statunitense a Oahu, Hawaii, viene attaccata a sorpresa da decine e decine di aerei da guerra giapponesi.

Noto come ‘operazione AI’, l’attacco viene ideato dal comandante in capo della Flotta Combinata giapponese, l’ammiraglio Isoroku Yamamoto e concepito in due differenti ondate offensive: la prima, attuata grazie all’ausilio di 183 aerei da guerra (caccia, bombardieri e lanciasiluri), ha l’obiettivo di colpire le navi da guerra più grandi; la seconda prevede invece l’arrivo simultaneo di  171 aerei in avvicinamento da diverse direzioni e mira ad obiettivi secondari, nonché a colpire gli aerei parcheggiati nelle basi, in modo da impedire una risposta area da parte delle forze statunitensi.

Oltre 350, in totale, gli aerei giapponesi che partecipano all’attacco di Pearl Harbor, sostenuti dall’azione congiunta di cinque minisottomarini. 2331 i soldati americani che vi hanno perso la vita (1.200 dei quali rimasti vittima dell’esplosione del magazzino degli armamenti della nave Arizona). 1139 i feriti. 18 le navi americane danneggiate o andate distrutte. 188 gli aerei annientati senza nemmeno essere riusciti ad alzarsi in volo. Complessivamente, l’attacco dura solamente un’ora e mezza, ma i fatti che ne seguiranno cambieranno radicalmente il corso della Seconda Guerra Mondiale, scrivendo una delle pagine più nere della storia del Novecento.

L’8 dicembre 1941 il presidente Roosevelt pronuncia il celebre discorso in cui definisce l’attacco del 7 dicembre il ‘giorno dell’infamia’. Sfruttando il fuso orario, a tutti gli effetti il Gippone scaglia infatti l’attacco a Pearl Harbor in assenza di dichiarazione di guerra, che viene formalizzata solo a bombardamento iniziato, cogliendo così totalmente di sorpresa le forze statunitensi stanziate nel Pacifico. Un’ora dopo il discorso del presidente, il Congresso degli Stati Uniti approva la dichiarazione di guerra al Giappone.

I danni inflitti alla flotta statunitense permettono a quest’ultimo di ottenere momentaneamente il controllo del Pacifico, ma la risposta degli Stati Uniti non si farà attendere a lungo. Di li a pochi mesi il mondo assisterà al primo bombardamento americano di Tokyo, mentre quattro anni dopo, nell’agosto 1945, verranno sganciate le prime due bombe nucleari della storia, che raderanno al suolo le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.