E’ l’8 febbraio del 1865 quando Gregor Mendel espone la teoria sull’ereditarietà. Oggi conosciuto come il “padre della genetica moderna”, per compiere i suoi esperimenti Mendel coltivò e analizzò circa 28.000 piante, impiegando oltre un biennio ad elaborare i dati raccolti, giungendo a quelle che diverranno in seguito note come Leggi dell’ereditarietà di Mendel. E’ quindi l’8 febbraio 1865 quando il naturalista espone per la prima volta in pubblico il lavoro di una vita. Partecipano alla conferenza una quarantina di persone, tra cui biologi, chimici, botanici e medici, ma nessuno comprende a fondo la portata rivoluzionaria degli studi di Mendel. Dopo lunghi anni di selezione, l’abate era infatti riuscito ad individuare sette “Linee pure”, ossia 7 varietà di pisello che si differenziavano per caratteri estremamente visibili, come la forma del seme, il suo colore e la forma del baccello. Incrociandoli tra loro, Mendel arriva a scoprire l’esistenza di un preciso codice genetico, trasmesso di generazione in generazione per via ereditaria. I suoi studi verranno ripresi solo agli inizi del ‘900, aprendo la strada all’identificazione dei cromosomi quale sede del patrimonio ereditario e alla scoperta del DNA.

L’ 8 febbraio 1888 nasce invece il poeta e scrittore italiano Giuseppe Ungaretti. Punto di riferimento imprescindibile per gli autori italiani del secondo Novecento, Ungaretti rifiuta i vincoli della metrica e della rima per affidare le sue potenti immagini a versi liberi, talvolta costituiti da una sola parola, dotata di grande pregnanza di significato. Di ispirazione simbolista e precursore dell’ermetismo, Ungaretti irrompe sulla scena italiana rinnovando profondamente i canoni della tradizione. Tra i suoi componimenti più noti ricordiamo “Veglia”, “Soldati”, “San Martino del Carso” e “Fratelli”, nati dall’esperienza del poeta durante la Prima Guerra Mondiale.

Dalla letteratura al cinema, ricordiamo oggi anche la nascita di James Dean, avvenuta l’ 8 febbraio del 1931 a Marion, Indiana. Icona per eccellenza del bello e dannato e tra i maggiori sex symbol della storia del cinema, il mito di James Dean è stato enormemente amplificato dalla sua prematura scomparsa: morirà a soli 24 anni in un incidente stradale, mentre è alla guida della sua Porsche 550 Spyder. La sua popolarità è legata al celebre film  “Gioventù bruciata”, diretto da Nicholas Ray, nel quale interpreta il ruolo dell’adolescente ribelle Jim Stark; è però con “La valle dell’Eden” e “Il Gigante” che riceve la nomination postuma all’Oscar.