E’ l’ 8 novembre del 1934 quando l’ Accademia di Svezia conferisce il premio Nobel per la letteratura allo scrittore, poeta e drammaturgo italiano Luigi PirandelloPer il suo audace e ingegnoso rilancio dell’arte drammatica e scenica”.  Prima di lui, solamente altri due italiani hanno ricevuto l’ ambito premio: Giosuè Carducci, nel 1906 e Grazia Deledda, nel 1926.

La cerimonia di premiazione si terrà il 10 dicembre a Stoccolma. Al banchetto coi reali di Svezia, Pirandello racconta di aver frequentato “la scuola della vita” che lo ha preparato alle sue fatiche letterarie. Si descrive inizialmente come “un bambino” dalla mente attenta, brillante, capace di grande pazienza e che non verrebbe mai meno alla sua totale fede e fiducia in ciò che ha imparato. “Sentivo il bisogno di credere all’ apparenza della vita senza alcuna riserva o dubbio” spiega Pirandello. “L’ attenzione costante e la sincerità assoluta con cui ho imparato e mediato questa lezione hanno palesato un’ umiltà, un amore e un rispetto della vita indispensabili per assorbire delusioni amare, esperienze dolorose, ferite terribili, e tutti gli errori dell’ innocenza che donano profondità e valore alle nostre esistenze“. “Di fatto, nell’ illusione di creare me stesso, ho creato solo quello che sentivo e che riuscivo a credere” conclude Pirandello, nella speranza di aver ricevuto l’ importante riconoscimento “per la sincerità umana” del suo lavoro.

Morirà esattamente due anni dopo aver ricevuto il premio in Svezia, il 10 dicembre 1936. Tra le opere più famose di Pirandello ricordiamo i romanzi “Il fu Mattia Pascal” (1904) e “Uno, nessuno e centomila” (1926), la raccolta “Novelle per un anno” (1922/1937) e le opere teatrali “Sei personaggi in cerca di autore” (1921), “Così è (se vi pare)” (1917) e “Il berretto a sonagli” (1917). I temi della disgregazione dell’ Io, della perdita d’ identità, del contrasto fra Vita e Forma, sono il tratto caratteristico della sua poetica.