Con il termine accezione (dal latino ‘acceptione’, derivato da ‘acceptus’, participio passato di ‘accipere’, ovvero ‘ricevere’, ‘accettare’) si indica ciascuno dei diversi significati che un vocabolo può avere o, nello specifico, l’ uno o l’ altro dei significati con cui una parola viene intesa e quindi adoperata.

La frase “nell’ accezione più comune del termine” significa dunque “nel significato che più spesso viene attribuito al termine in questione”.

Con la parola ‘ignorante’, ad esempio, si indica propriamente colui che è ‘privo di istruzione o di cultura’ o anche semplicemente ‘mancante di conoscenza’ in riferimento ad uno specifico ambito. Il vocabolo viene tuttavia frequentemente utilizzato nell’ accezione più negativa, al fine di descrivere un individuo ‘colpevolmente sfornito delle capacità o delle nozioni richieste’ o addirittura che ‘non conosce le regole della buona educazione’. Da ‘analfabeta’ e ‘illetterato’, il termine diviene così sinonimo di ‘incompetente’, ‘incapace’ e ‘maleducato’. Analogo discorso vale per la parola ‘villano’, il cui significato originario è ‘contadino’/ ‘abitante della villa’, ovvero della campagna, ma che viene normalmente utilizzata, con un’ accezione spregiativa, per qualificare una persona maleducate, sgarbata, incivile o un comportamento rozzo e volgare.

Esempi di utilizzo del termine accezione sono costituiti dalle frasi: “L’ appellativo di ‘villano’, nell’ accezione più comune del termine, è offensivo per la persona cui è rivolto”; “Usare un termine in un’ accezione impropria”; “Un’ accezione rara o poco nota del termine”; “Nell’ accezione negativa del termine”; ecc.

Sinonimi di accezione possono dunque essere considerati: senso, significato, valore.