Al termine dell’Eurogruppo straordinario di venerdì, Grecia e Unione Europea hanno trovato un accordo per l’estensione di quattro mesi degli aiuti comunitari ad Atene. Un risultato, quello raggiunto dopo un estenuante negoziato durato fino a tarda serata, che il ministro italiano dell’Economia Pier Carlo Padoan ha salutato come “una vittoria di tutti”, ma che che in realtà assomiglia più a una dura sconfitta per il governo di Alexis Tsipras, la cui linea dura non ha saputo reggere alla distanza e che alla fine ha dovuto rassegnarsi a chiedere all’Europa l’estensione di un programma che il primo ministro ellenico aveva definito “un fallimento”.

Di fatto, l’UE ha concesso il prolungamento del sostegno economico alla Grecia, e con esso lo sblocco degli aiuti già previsti, soltanto a condizione che Atene concordi le sue riforme con la ex Troika e rispettato i patti dell’attuale programma. “La Grecia si impegna ad astenersi dal ritirare qualunque misura o da modifiche unilaterali delle politiche e delle riforme strutturali che possano avere un impatto negativo sugli obiettivi di bilancio, la ripresa o la stabilità, come valutato dalle istituzioni“, recita il testo dell’accordo. Tsipras, insomma, ha ottenuto soltanto di poter rivedere il suo avanzo primario per l’anno in corso, ottenendo così uno spazio di bilancio in cui far muovere le sue riforme, che tuttavia, come detto, dovranno ricevere la benedizione di Bruxelles, Eurotower e Fondo monetario internazionale. “La Grecia non riceverà ulteriori fondi fino a che l’attuale programma non verrà ultimato con successo“, ha commentato trionfante il “falco” Wolfgang Schauble, ministro delle Finanze della Merkel e autentico vincitore del braccio di ferro.

Il ministro Yanis Varoufakis ha provato a far passare le decisioni prese come un successo, almeno parziale, della linea scelta da Tsipras, più che altro a beneficio dell’opinione pubblica greca: “Non abbiamo firmato alcun Memorandum, saremo co-protagonisti delle nostre riforme, non seguiremo più una sceneggiatura consegnataci dall’esterno. Bisogna essere miopi per credere che abbiamo confermato i vecchi accordi“. Anche se non è risultato molto convincente. La Grecia ora dovrà presentare entro lunedì la lista delle riforme che intende portare avanti, e nella stessa giornata la ex Troika deciderà se dare o meno il suo placet; se le cose andranno bene, già martedì si attiveranno le procedure nazionali per l’estensione dei prestiti.