Potrebbe, forse, esserci un compromesso tra i vari interessi dei partiti sulla questione della data delle varie elezioni. Da un lato la decisione del ministro Cancellieri di fissare le regionali al 10 e 11 febbraio, maturata all’indomani della sentenza con cui il Tar del Lazio, il 12 novembre, aveva imposto a Renata Polverini di stabilire entro cinque giorni la data per il voto in Lazio; dall’altro le violente proteste del centrodestra, che ritiene più conveniente per i propri interessi un voto unico insieme alle politiche e per questo ha minacciato di far cadere il Governo; dall’altro ancora la ferma opposizione del centrosinistra che, per gli stessi motivi, favorisce invece date separate. Infine il provvedimento emanato il 16 novembre dal Consiglio di Stato (a cui la Regione Lazio aveva presentato ricorso contro la sentenza del Tar) , che sospende il termine dei cinque giorni, in attesa della sentenza definitiva, per la cui discussione la camera di consiglio si riunirà il 27 novembre.

In mezzo a tutto questo marasma, nel pomeriggio del 16 novembre il presidente della Repubblica ha convocato il capo del Governo e i presidenti delle due camere. Intanto è stato deciso che le regionali in Lazio, Lombardia e Molise si terranno il 10 marzo. E, soprattutto, non è escluso che vengano accorpate alle politiche. Molti osservatori danno per certo questa eventualità. Ma Napolitano ha posto due punti fermi, senza i quali si rifiuterà di sciogliere le camere in anticipo. Il primo è l’approvazione della legge di stabilità e quella di bilancio per il 2013. Il secondo è una nuova legge elettorale. I diversi schieramenti politici sembrano essersi accordati intorno a queste ipotesi. Almeno fino al prossimo scontro.

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