Ad maiora è una locuzione latina traducibile in “verso cose più grandi”. Si tratta di una formula di saluto e augurio con cui si è soliti rivolgersi verso chi ha di recente conseguito un’obiettivo, per auspicargli ulteriori successi e risultati. Parafrasando l’espressione, essa auspica infatti il raggiungimento di successi ancora maggiori e più importanti (“verso successi ancora più grandi”), che siano essi in campo lavorativo, scolastico, o amoroso.

Siamo dunque di fronte ad un’espressione ereditata direttamente dai latini, ed utilizzata ancora oggi con il medesimo significato. Solitamente vi si ricorre per la stesura di un bigliettino di auguri/congratulazioni o durante un brindisi, in sostituzione del più classico “Salute!”, così da esortare i presenti, o il festeggiato, al raggiungimento di mete sempre più importanti.

Un’espressione tanto semplice, quanto d’effetto, tanto più nella variante ad maiora semper (=sempre) che conferisce maggior enfasi all’augurio e un’accezione più duratura. Esiste poi una seconda formula che prevede l’utilizzo di “meliora” accanto all’augurio canonico: ad meliora et maiora semper, anche qui con funzione rafforzativa, per augurare un cammino verso cose sempre migliori e più grandi.

Non è raro di fatti, imbattersi in questo tipo di espressioni all’interno di conversazioni o scritti moderni, ma d’altra parte non c’è da stupirsene, poiché l’italiano parlato correntemente si è formato proprio a partire dal latino, attraverso le numerose metamorfosi attuatesi nei secoli. Alcune espressioni d’effetto, colte o specialistiche, sono state tuttavia risparmiate dal tempo, giungendo fino a noi senza alcuna modifica. I più comuni esempi di locuzioni latine ancora ampiamente utilizzate sono: “Dulcis in fundo”; “Lupus in fabula”; “Non plus ultra”; “Qui pro quo”; “Aut aut”; “Conditio sine qua non”; “Ad personam”; “Ad honorem”; “Una tantum”; “Errata corrige” e il celeberrimo “Carpe diem”, tanto semplice, ma così denso di significato da essere addirittura spesso utilizzato dai moderni tatuatori.