Tra poco potremo dire addio alle monetine, tanto odiate, da 1 e 2 centesimi. Sono oltre sei miliardi le monete emesse in questi anni, quasi mai utilizzate dai consumatori e rifiutate persino dai distributori automatici. Un vero e proprio “fallimento” anche a livello economico visto che, per ogni moneta da 1 centesimo, i costi a carico dello Stato ammonterebbero a circa 4,5 centesimi. Per ogni moneta da due centesimi, invece, la cifra si alzerebbe addirittura a 5,2 centesimi. Insomma costano più del loro valore.

Monetine da 1 e 2 centesimi, un fallimento

A fare a meno delle monetine da 1 e 2 centesimi è stata prima di tutto la Finlandia dove si è deciso per l’arrotondamento dei prezzi ai 5 centesimi. A seguire, nel 2004, è stata l’Olanda che ha risparmiato la bellezza di 36 milioni di euro l’anno; nel 2010 è stata la volta dell’Irlanda e nel 2014 del Belgio. Ora, nel 2017, potrebbe essere il momento dell’Italia che ha già previsto un risparmio complessivo di 20 milioni di euro.

Grazie ad un emendamento alla manovra-bis dell’onorevole Boccadutri, lunedì la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati inizierà col voto degli emendamenti; poi sarà il Ministero dell’Economia a dovere decidere quali criteri adottare per l’arrotondamento dei prezzi ai 5 centesimi. Intanto una cosa è certa: tutti i risparmi della mancata coniazione verranno destinati al Fondo per la riduzione del debito pubblico.

Codacons teme rincari dei prezzi

Il Codacons, però, teme rincari: “Non abbiamo alcun dubbio sul fatto che l’eliminazione dei centesimi, pur in presenza di regole per l’arrotondamento, darà sfogo ad aggiustamenti dei listini al rialzo e a rincari selvaggi”.