Esattamente 80 anni fa, alla morte di Paul von Hindenburg, ultimo presidente della Repubblica di Weimar, il 2 agosto del 1934, al culmine di una irrefrenabile ascesa politica, Hitler si autoproclamava “Führer della Germania nazista.

Quando Hindenburg morì, Hitler, che in quanto già “Cancelliere del Reich” (capo del governo) non poteva diventare anche “Presidente del Reich” (capo di stato), creò per sé una nuova carica, quella di Führer, che gli consentì di cumulare i due incarichi: neanche un’ora dopo l’annuncio della morte del presidente, Hitler decretò che le cariche di Cancelliere e di Presidente della Repubblica sarebbero state fuse in modo tale da garantire per sé non soltanto la qualifica di “capo della nazione”, ma anche quella più importante e prestigiosa di “comandante supremo delle forze armate”, il che imponeva a queste ultime il diretto giuramento di fedeltà nei confronti di Hitler in persona. Egli era Führer und Reichskanzler (Guida e Cancelliere del Reich).

Il 19 agosto 1934, i tedeschi furono quindi chiamati alle urne per esprimere il loro parere sull’assunzione del potere totale da parte di Hitler. Più che un’elezione, fu una scontata conferma plebiscitaria del nuovo stato delle cose (su 45.5 milioni di aventi diritto al voto, 38 milioni espressero parere favorevole). Veniva così inaugurato il periodo identificato con il nome di Terzo Reich.

Il successo di Hitler era basato sulla conquista della classe media, duramente colpita dall’inflazione degli anni venti e dalla disoccupazione conseguita alla Grande depressione del 1930. Contadini e veterani di guerra costituivano poi un’ulteriore appoggio al nazismo, influenzati dai richiami dell’ideologia Volk (popolo), al mito del sangue e della terra. Cavalcando lo scontento e l’orgoglio ferito del popolo tedesco, a causa della sconfitta nella prima guerra mondiale e della grave crisi economica che affliggeva la Repubblica di Weimar, Hitler conquistò il potere. Sfruttando poi l’innato carisma e le indiscusse abilità di oratore, presentò un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e antisemitismo, arrivando alla Cancelleria nel gennaio del 1933. Attorno alla sua figura avvia quindi un potente culto della personalità che gli consentirà di instaurare un regime dittatoriale che durerà fino alla sua morte, nel 1945. Autoproclamatosi Führer, grazie a un possente ed efficace programma di ristrutturazione economica e riarmo militare, inaugurava quindi una politica estera estremamente aggressiva, volta principalmente a espandere il Lebensraum (spazio vitale) tedesco a spese delle popolazioni dell’Europa orientale, arrivando a provocare lo scoppio della Seconda guerra mondiale.