Ai tempi della guerra fredda ogni avvenimento internazionale era motivo di scontro fra Stati Uniti e Unione Sovietica; ogni episodio veniva sfruttato, quando non direttamente manovrato, dalle due superpotenze come arma propagandistica reciproca. Oggi non esiste più l’Urss, ma le vecchie abitudini sono tornate. Solo nell’ultimo anno, prima era lo scandalo Datagate, poi la Siria, poi le olimpiadi invernali, poi la grande partita in Ucraina: l’annessione della Crimea, le altre regioni separatiste, fino ad arrivare all’aereo della Malaysia Airlines abbattuto il 18 luglio nei cieli del Donetsk. Mentre i ribelli consegnavano, lunedì 21 luglio, le scatole nere dell’aereo agli esperti giunti dalla Malesia, Barack Obama ha sparato una nuova raffica di accuse contro i russi. Gli americani, e a ruota il governo ucraino, imputano ai ribelli di aver lanciato il missile che ha provocato la morte delle 298 persone a bordo del volo MH17; missile e “consulenza tecnica” provenienti da Mosca.

Il presidente Obama, in un discorso pronunciato ieri sera, è andato pesante: “La Russia ha influenza su questi separatisti. Li ha addestrati, ha fornito loro materiale militare. La Russia e Putin hanno responsabilità diretta per costringere i separatisti a collaborare“. E torna a minacciare nuove sanzioni, aggiungendo che se da Mosca continuano a ostacolare le indagini, “Il costo per il suo comportamento potrà solo aumentare“. Ma i russi sono ossi duri, e non da oggi. Il generale Andrei Kartapolov, dello stato maggiore, ribatte: “La Russia non ha fornito agli insorti sistemi missilistici o altro materiale militare“. L’agenzia di stampa moscovita Interfax riporta inoltre parole del ministero della difesa: secondo i satelliti russi, non solo non è stato rilevato alcun lancio di missili vicino alla rotta del Boeing, ma in direzione dell’aereo malese stava volando un caccia del governo ucraino.