Per Stati Uniti e Gran Bretagna a provocare l’incidente dell’aereo caduto sul Sinai è stato un ordigno, probabilmente imbarcato da un passeggero oppure nascosto nella stiva grazie all’aiuto di un addetto alla sicurezza dell’aeroporto di Sharm el-Sheikh da cui è partito il volo.

I servizi di intelligence dei due Paesi la ritengono l’ipotesi che più si avvicina alla realtà dei fatti, dopo aver analizzato i dati messi a disposizione dalle autorità egiziane.

Le autorità russe si mantengono invece più caute, sottolineando come l’analisi delle due scatole nere non abbia prodotto risultati significativi. Aleksandr Neradko, capo dell’ente aeronatico sovietico, ha infatti confermato che uno dei due dispositivi di registrazione, quello con l’audio della cabina dell’aereo, è così danneggiato da rendere necessario un lavoro di decodifica.

L’altra scatola nera su cui sono impressi i parametri di volo, invece, non ha fornito dati utili all’enunciazione di un’ipotesi. Le strumentazioni di bordo hanno infatti funzionato in maniera perfetta fino a un certo punto, quando all’improvviso hanno smesso di operare nello stesso istante.

La Gran Bretagna però crede fermamente nell’ipotesi di un attentato bomba, firmato probabilmente dall’Isis, tanto che ai passeggeri recuperati dall’Egitto, tramite una flotta di 20 aerei partiti da Londra, è stato vietato di portare con sé bagagli che non siano quelli a mano. Tutti gli altri verranno controllati in maniera approfondita e poi portati in patria con speciali aerei cargo.

Anche l’Enac ha fatto in modo che vengano istituiti controlli più accurati da parte delle compagnie nazionali che hanno voli provenienti da Sharm el-Sheikh. L’Olanda e l’Ucraina in quanto nazioni e Lufthansa e Easyjet come società che si occupano di trasporto aereo hanno sospeso tutti i voli verso la località turistica, sulla scia di quanto già deciso dal Regno Unito nei giorni scorsi.