Non si è ancora giunti a una conclusione definitiva delle indagini sull’aereo caduto sul Sinai, provocando la morte di 224 persone, ma le ipotesi sull’incidente iniziano finalmente a prendere forma più concreta.

I servizi di intelligence USA hanno infatti portato avanti analisi secondo le quali lo schianto del mezzo russo sarebbe da attribuire proprio al gruppo terroristico dell’Isis che ha rivendicato l’incidente, pur senza fornire prove in merito.

A sostenere l’ipotesi sono alcuni ufficiali americani che hanno parlato alla CNN, secondo un passeggero sarebbe riuscito a portare a bordo una valigia-bomba, aiutati da membri dell’organizzazione di stanza a Sharm el-Sheick.

“L‘aeroporto è noto per le deboli misure di sicurezza, ma ci sono indizi che suggeriscono che ci fosse qualcuno di supporto all’aeroporto”, hanno riferito gli ufficiali, i quali però hanno confermato che nessuna conclusione è stata raggiunta dai servizi segreti né che siano state analizzate le prove fornite dalle analisi scientifiche.

Le autorità egiziane, che stanno guidando le indagini nella zona del disastro,non hanno risposto a queste ipotesi, per quanto sin dalle prime ore successive all’incidente abbiano escluso categoricamente ogni possibilità che si sia trattato di un atto terroristico.

Da parte sua la cellula del Sinai dell’Isis ha diffuso un messaggio audio attraverso i propri social media in cui rivendica con sicurezza adamantina la propria firma sull’accaduto: “Trovate le vostre scatole nere e analizzatele, dateci i risultati delle vostre indagini e provate che non l’abbiamo fatto o come è precipitato. Morite con la vostra rabbia. Siamo coloro che con la benedizione di Dio l’abbiamo fatto schiantare. E a Dio piacendo, quando vorremo vi riveleremo anche come”.

La Gran Bretagna si è unita alle ipotesi americane e il primo ministro David Cameron ha imposto che i voli diretti nel Regno Unito provenienti da Sharm el-Sheick siano ritardati per permette agli esperti di predisporre misure di sicurezza negli aeroporto britannici.

Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha dichiarato che la decisione presa da Cameron è “prematura e ingiustificata” e rischia di dare un colpo mortale all’industria del turismo locale già duramente provata.