Sono ancora misteriose le cause che hanno condotto alla tragedia del volo 7K9268 della Metrojet, l’aereo russo decollato ieri mattina da Sharm El-Sheik e diretto a San Pietroburgo, ma schiantatosi sul Sinai una ventina di minuti dopo la partenza, portandosi via la vita di tutte le 224 persone a bordo. Al momento, con le indagini ancora in corso, le autorità sembrano convergere verso l’avaria, ma la pista dell’attentato terroristico di matrice islamista non può essere ancora abbandonata.

L’ipotesi peggiore, quella legata al terrorismo, è sembrata materializzarsi poche ore dopo l’impatto, quando un gruppo militante attivo nel Sinai e affiliato all’Isis ha diffuso un comunicato stampa con cui rivendicava la paternità dell’attentato, ringraziando Allah per aver tolto di mezzo “220 crociati russi” in segno di vendetta per i bombardamenti di Mosca in Siria. L’Egitto ha subito voluto smentire questa eventualità, sostenendo che i miliziani dell’Isis non dispongono sicuramente dell’arsenale balistico necessario per abbattere un aereo che vola a quell’altitudine. E anche il ministro dei Trasporti di Putin, Maxim Sokolov, ha ridimensionato l’attendibilità di una simile rivendicazione.

L’Isis, effettivamente, non dispone di missili terra-aria in grado di colpire un velivolo che viaggia a 10mila metri di altezza, come accadde al volo malese sui cieli dell’Ucraina nell’estate del 2014. Tuttavia, è sempre possibile che i jihadisti abbiano fatto ricorso a un kamikaze. E l’analista americano Patrick Smith ha affermato di non poter “escludere che l’aereo sia stato abbattuto, sulla base degli elementi a nostra disposizione“. Desta qualche sospetto anche la rapidità con cui le autorità hanno inteso smentire immediatamente la pista terroristica, com’è già accaduto altre volte in passato in occasione di quelli che poi si sono rivelati attentati; ed è altrettanto significativa la scelta di Emirates, Lufthansa e Air France di sospendere i propri voli sopra il Sinai.

In ogni caso, al momento la versione ufficiale parla di probabile avaria. Fonti della sicurezza dell’aeroporto di Sharm, citate dall’agenzia russa Ria Novosti, hanno riferito di come si fosse dovuti intervenire più volte sull’Airbus “perché il motore non si avviava”; mentre secondo Sky lo stesso pilota, Sergei Truchachev, aveva confidato alla figlia di non sentirsi tranquillo a causa delle condizioni in cui si trovava l’aereo, peraltro il più vecchio (18 anni) della compagnia siberiana. Ora non resta che attendere il risultato delle analisi delle due scatole nere, che fortunatamente sono state ritrovate.