Diventano sempre più consistenti i sospetti sul coinvolgimento dei piloti nella scomparsa dell’aereo della Malaysia Airlines. Il volo MH370 da Kuala Lumpur a Pechino è scomparso dai tracciati radar l’8 marzo. Ma le autorità della Malesia hanno atteso molte ore prima di annunciare la sparizione del Boeing 777 con 239 persone a bordo.

Dopo diversi giorni di ricerche infruttuose per ritrovare nell’oceano un possibile relitto (foto by InfoPhoto), fonti ufficiali della Malesia hanno dichiarato che ora appare molto probabile l’ipotesi del dirottamento.

Ora sono stati diffusi altri particolari che gettano diverse ombre sui due piloti del velivolo. Le ultime parole comunicate via radio da uno di loro sono state: “Tutto bene, buonanotte”. Ma in quel momento uno dei sistemi di comunicazione, chiamato Acars, era stato già disattivato, circa 30 minuti dopo il decollo. Inoltre, un’ora dopo è stato disabilitato anche il transponder, cioè l’apparecchiatura che consente ai radar di terra d’identificare e tracciare l’aereo.

Tuttavia il sistema Acars continua a trasmettere impulsi anche se disattivato. L’ultimo segnale è stato rilevato da un satellite 7 ore e mezza dopo il decollo; la posizione dell’aereo in quel momento era tra il Kazakistan e il sud dell’Oceano indiano.

Si sospetta quindi che ci sia una precisa intenzione dietro le disattivazioni di quei sistemi. Alcuni giornali britannici riportano che il comandante dell’aereo, Sagarie Ahmad Shah, sia un fanatico sostenitore del leader dell’opposizione malese, Anwar Ibrahim, condannato a 5 anni di carcere per sodomia proprio il giorno del volo.