Il grande scandalo romano denominato come Affittopoli ha trovato oggi la sua prima condanna esemplare in seguito alla decisione della Corte dei conti di punire Cinzia Marani, ex dirigente presso il dipartimento del Patrimonio capitolino.

Alla donna è stata infatti imposta la restituzione di 40mila euro mancanti dopo l’assegnazione di un appartamento in via Sabotino all’associazione Assoforum 2007 di Potito Salatto, ex vice governatore della regione Lazio ed euro parlamentare.

La vicenda risale al 2009, quando in seguito a un’ordinanza sindacale l’assessore alla Casa Antonionozzi e la Marani affidano a Salatto l’abitazione sopracitata. Il canone d’affitto passa dai circa 3mila euro al mese a 360, con uno sconto dell’80%, come previsto da una delibera del 1996.

Alla Marani viene dunque imputato di aver assunto un comportamento di grave negligenza non avendo verificato i requisiti dell’associazione a usufruire di un affitto del genere, con un ammanco complessivo per il Comune di Roma pari a circa 180mila euro.

Sulla questione si era espresso recentemente il candidato sindaco Francesco Storace, che aveva definito meritoria l’opera del commissario Francesco Paolo Tronca in merito agli sfratti, pur notando che questi avrebbe dovuto prima concentrarsi su “quel lungo elenco di partiti politici, sindacati, associazioni varie morose da decenni e per centinaia di milioni di euro.”

In effetti le operazioni messe in atto per contrastare il fenomeno Affittopoli hanno registrato per ora 14 sfratti eseguiti e altri 17 in via di completamento, riguardanti circa 800 case esaminate tra quelle presenti nel centro storico della città. Solo un terzo gli inquilini in regola dopo una prima rassegna.

A essere interessate dalla procedura sono 31 case popolari, in alcune delle quali gli affittuari godrebbero di un reddito superiore ai 250mila euro l’anno. Contestualmente sono state assegnate 52 abitazioni a coloro che sono state ritenuti idonei.

Nel frattempo però l’indagine, proprio come auspicato, si è diretta anche verso le coperture politiche, ovvero sui controlli di 57 edifici e terreni di proprietà del Comune occupati in modo abusivo, ovvero anche oltre il limite previsto dalla concessione con finalità sociali e trasformati in attività commerciali.

In questo ambito si dovrà determinare chi, all’interno dell’apparato burocratico e amministrativo, abbia chiuso un occhio o abbia tacitamente appoggiato simili condizioni di illegalità senza segnalarlo alle attività competenti.