Sono 4 le condanne a morte emesse dai giudici del tribunale di Kabul, in Afghanistan, per il linciaggio di una giovane donna, avvenuto il 19 marzo scorso. La vittima, una ventisettenne di nome Farkhunda affetta da disturbi psichici, era stata presa a bastonate da una folla inferocita, convinta che la giovane donna avesse dato fuoco a diverse copie del Corano, il libro sacro dell’Islam.

L’accanimento sul corpo della donna era stato dei più feroci: Farkhunda era stata prima presa a bastonate, poi travolta più volte da un’auto e infine bruciata sulla riva del fiume Kabul. Secondo i giudici del tribunale di primo grado di Kabul l’accusa di blasfemia era falsa. Con questa motivazione la corte ha inflitto la pena capitale a 4 persone: Zain-ul-Abedin, Mohammad Yaqoob, Mohammad Sharif e Abdul Bashir.

I quattro sono stati individuati dalle autorità locali tra i principali istigatori della folla che ha linciato Farkhunda. Stando alla ricostruzione dei fatti, avvenuti nei pressi della moschea Shah Do Shamshera, la donna non avrebbe affatto bruciato il Corano. Tutt’altro: la giovane sarebbe stata uccisa perché avrebbe denunciato degli affari illeciti che avvenivano all’interno della moschea.

Farkhunda si sarebbe accorta della vendita di amuleti all’interno dell’edificio religioso e avrebbe aspramente rimproverato gli uomini coinvolti nei loschi affari. Tra questi c’era anche un mullah. Nel tentativo di liberarsi dalle pesanti accuse che gli venivano rivolte, gli uomini avrebbero scatenato la folla contro Farkhunda.

I 4 istigatori condannati a morte potranno presentare ricorso contro la sentenza emessa dal giudice Safiullah Mujaddedi. A inchiodarli è stato il generale Mohamad Zahir, capo della polizia investigativa criminale:

Non c’è uno straccio di prova a sostegno delle accuse lanciate alla giovane Farkhunda di aver bruciato il Corano, ha infatti tuonato Zahir.

Le sue parole, purtroppo, non giustificano l’indifferenza dei poliziotti, presenti al linciaggio. In un video della brutale e sommaria esecuzione popolare, si vedono gli agenti non muovere un dito per salvare Farkhunda. Né spiegano le parole del religioso islamico Ayaz Niazi che ha definito il linciaggio un atto giustificato.