Tragedia in Afghanistan, dove l’ospedale della città di Kunduz gestito da Medici senza frontiere è stato colpito nella notte dalle bombe sganciate da un raid aereo americano partito nel corso di un’operazione della Nato.

I danni collaterali dell’azione bellica hanno provocato gravi danni alla struttura e la morte di 3 operatori, mentre altri 30 al momento risultano ancora dispersi. L’ospedale gestito da Medici senza frontiere è considerato un luogo di assistenza fondamentale, e negli ultimi giorni aveva operato ben al di sopra delle proprie capacità a causa dell’intensificarsi dei combattimenti contro i Talebani, che erano riuscite a conquistare la capitale provinciale del Nord per alcuni giorni.

Al momento dei bombardamenti sarebbero stati presenti nell’ospedale circa 105 pazienti e più di 80 persone tra operatori internazionali di Medici senza frontiere e staff locale. Mentre la Nato promette un’inchiesta sull’accaduto le forze talebane hanno rilasciato un comunicato stampa firmato dal portavoce Zabihullah Mujahid in cui accusano le “forze barbariche americane” di aver colpito deliberatamente il sito ospedaliero, rivelando così “la natura crudele e ipocrita degli invasori e dei mercenari al loro servizio”.

Un comunicato del direttore delle operazioni di Medici senza frontiere, Bart Janssens, assicura che si sta facendo di tutto per “per garantire la sicurezza dei pazienti e del personale dell’ospedale. Siamo profondamente traumatizzati da questo attacco, dalla morte di membri del nostro staff e di pazienti e dai gravi danni provocati alla sanità di Kunduz”.

Il bombardamento è arrivato il giorno seguente all’annuncio del governo afghano di aver riconquistato parti di Kunduz che avevano controllato sin da lunedì la città sita in una posizione: migliaia di civili si ritrovano tra il fuoco incrociato delle forze governative e i Talebani. Tuttavia per costoro la riconquista di Kunduz rappresenta uno dei maggiori successi nella guerra contro le truppe governative addestrate dall’Occidente, che sin da dicembre hanno iniziato a combattere senza alcun aiuto.