Le istituzioni. I costi della politica. Gli scandali sull’uso del denaro pubblico. Ciò che ha più fatto infuriare gli italiani in questi mesi difficili. L’agenda di Mario Monti (foto by InfoPhoto) è chiarissima su cosa è indispensabile fare.

“L’Italia ha bisogno di riformare le sue istituzioni. Non ci sono più tempi supplementari. La prossima legislatura dovrà affrontare, da subito, il tema di come rendere le decisioni più efficaci e rapide, come riformare il bicameralismo e ridurre i membri del Parlamento. Il primo atto del nuovo Parlamento deve essere la riforma della legge elettorale, così da restituire ai cittadini la scelta effettiva dei governi e dei componenti delle Camere”.

“Un federalismo responsabile e solidale che non scada nel particolarismo e nel folclore è fondamentale. Nei mesi passati le riforme che dovevano aggiornare l’assetto territoriale dello Stato e modernizzarlo, come la riforma delle province, si sono incagliate. Non si può perdere altro tempo. Le regioni e i territori capaci di mettersi in gioco devono poter assumere più responsabilità, rispondendo però dei risultati in termini finanziari e sociali”.

I cittadini devono essere meno comprensivi verso la cattiva politica e i comportamenti non virtuosi di coloro che hanno responsabilità politiche, a tutti i livelli. Il costo maggiore della politica sono le decisioni sbagliate o le non decisioni che scaricano il peso sulle nuove generazione. La politica deve essere servizio reso ai cittadini in modo disinteressato, in nome di un interesse generale”.

“I recenti inaccettabili episodi di corruzione e malcostume emersi nelle cronache impongono una sterzata: la drastica riduzione dei contributi pubblici anche indiretti ai partiti e ai gruppi parlamentari e dei rimborsi elettorali, con l’introduzione di una disciplina di trasparenza dei bilanci con la perfetta tracciabilità dei finanziamenti privati e una soglia massima per gli stessi contributi. Chi riveste cariche pubbliche dovrà dichiarare i propri interessi economici e patrimoniali al momento dell’ingresso in carica e alla fine del suo incarico, in modo da verificare eventuali casi di arricchimento indebito. Va previsto il divieto di cumulo tra indennità parlamentare e le retribuzioni da altre attività professionali“.

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