Investimenti, liberalizzazioni, ricerca. Le chiavi per far ripartire l’economia, secondo i concetti dell’agenda di Mario Monti (foto by Infophoto).

Le liberalizzazioni non sono state provvedimenti isolati ma parte integrante di una politica economica che ha messo al centro l’interesse dei cittadini-consumatori piuttosto che quello delle singole categorie economiche o dei produttori. Resta la tentazione ricorrente di reintrodurre tutele e protezioni. E’ necessario impegnarsi a proseguire la politica di apertura dei mercati dei beni e dei servizi”.

La crisi industriale e occupazionale è il prodotto di dinamiche globali ma anche di scelte sbagliate nei decenni passati e di riforme a lungo rimandate. Occorre aumentare gli investimenti in ricerca e innovazione, attraverso il credito strutturale di imposta. Bisogna facilitare l’introduzione di nuove forme di finanziamento per migliorare l’accesso al credito e promuovere misure che facilitino la crescita dimensionale delle nostre imprese”.

“Allo stesso tempo dobbiamo favorire la nascita di nuove imprese nei settori che sono portatori di crescita. Sulla base di un attento monitoraggio dei risultati, si potrà pensare a sostenere ulteriormente le piccole imprese innovative, anche aiutando l’emergere di un vero mercato dei capitali di rischio, che aiuti i giovani nella primissima fase di avvio della loro impresa”.

Bisogna prendere sul serio l’istruzione, la formazione professionale e la ricerca. La scuola e l’università sono le chiavi per far ripartire il Paese e renderlo più capace di affrontare le sfide globali. A livello collettivo, investire in capitale umano è la strada per sfuggire alla morsa della competizione di Paesi con costi di manodopera più bassi. A livello individuale, avere un grado di istruzione adeguato e competenze appropriate è una carta fondamentale per trovare lavoro, realizzare le proprie aspirazioni”.

“Serve rompere uno schema culturale per cui il valore dello studio e della ricerca e il significato della professione di insegnante sono stati mortificati. Gli insegnanti devono essere rimotivati e il loro contributo riconosciuto, investendo sulla qualità. Il modello organizzativo deve cambiare puntando su autonomia e responsabilità come principi fondanti”.

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