Cercare di concepire, creativamente parlando, qualcosa in quel dell’agosto italico e’ come cercare di far uscire sangue dalle rape, come chiedere a un Jack Russel di sfidare in singolar tenzone un Alano Arlecchino e come cercare di non far venire a una fan di Justin Bibier una crisi cardiaca in caso di incontro ravvicinato del terzo tipo con il profilo instagram della sopracitata star del pop mondiale. Tanto per farla breve e’come minimo complesso e verosimilmente infattibile. La terribile “Idra a Sei Teste” di leonardo.it (ovvero Il Direttore) arriva addirittura a mandare boccheggianti messaggi d’incoraggiamento: “Forza Miss Ronchi, almeno lei, non getti la spugna, dopo essersi mangiata vive le “fashion blogger del mondo” concepisca qualche altra perla di saggezza fruibile, polemica e misuratamente sessista“. Perfino Il Direttore cerca di motivare i suoi redattori e collaboratori a non gettare la spugna, sconfitti dal caldo e dell’inedia.
E’ una guerra contro i mulini a vento: in Agosto il cervello va in vacanza forzata, abbandona le stanche membra e si lascia trasportare via dalla marea. A minare il tentativo del cervello di rilassarsi, rimangono giusto un paio di ansie legittime e troppo radicate in te, perché te medesima riesca a staccartene e un vago senso di “insoddisfazione affettiva”, che cercherai , forse, di placare durante la pausa estiva.
Il tuo cervello cerca in qualche modo di difendersi dalle crisi di ansia e dalle preoccupazioni che ti attenderanno a Settembre e ti permette di fare cose che, durante l’anno, sembrano inconcepibili: ti concedi il lusso di “impigrirti”, t’ingegni su come sbolognare ai nonni gli amati nipotini per più tempo possibile, tolleri le piccole insopportabili abitudini del tuo compagno con un’alzata di spalle e un “harmony” nella borsa da spiaggia, insieme agli oli abbronzanti della Tatangelo e agli occhiali da “donna ape” che ognuna di noi ha indossato almeno una volta nella vita.
Ma non saranno gli intrugli abbrozzanti o gli accessori da “fashion victim senza sperenza e coerenza” a salvarti dall’ansia da vacanze. No. Delle tre cose che ho elencato, senza dubbio, quello che ti permetterà di evadere senza ritegno sarà il romanzetto rosa da tre euro e novanta comprato, ovviamente per sbaglio, su qualche bancarella, nascosto tra dei braccialetti di perline, cappellini di paglia, e penne a sfera a forma di piuma.
Sara’ il principe Valliant di Wallstreet ed i tradimenti di una Lady Marion triste e non affermata a farvi compagnia. Si, lo ammetto. In questo istante sto spezzando una lancia a favore della “cazzata in rosa” : discriminati, oltraggiati, ingiustamente sbeffeggiati, i romanzetti d’amore sono in realta’ pura fiction che, in brevissimo tempo, ci regala magnifici momenti di piccante evasione.
Come non immedesimarsi nella casalinga di mezz’età, ma ancora piacente e brillante, votata alla carriera del marito, che ad un certo punto della vita decide di dare a se stessa la possibilità di cambiare tutto, di mandare al diavolo lui, i meeting coi colleghi ed i figli a cui e’ tutto dovuto?
Come non amare un personaggio che con un colpo di coda femminista da alla sua quotidianità nuova linfa, ributtandosi alla fine tra le braccia di un marito che, sentendola lontana ed indipendente, si fa cogliere da una potentissima sindrome dell’abbandono e torna dalle compagna di una vita con la coda tra le gambe e molte buone intenzioni tatuate sul cranio.
Al posto di miriadi di piccole rivistelle, pronte a regalare decine e decine di piccoli amorazzi ben confezionati, ma pieni di sgradita suspance, io voto per lui:
per l’approfondimento , per l’esasperazione, l’esaltazione iconica, in forma di romanzo, di un unico grosso gossip. Finto, avvincente, struggente, eccitante, scontato, il cui unico scopo è non deluderti proprio sul finale. La certezza di un lieto fine vi riempirà di speranze, sogni e farfalle nello stomaco.