In questi giorni non si è parlato d’altro: Salvini che si fa un selfie con pane e Nutella, Salvini che mangia un arancino a Catania. Secondo qualcuno sarebbe stato un affronto nei confronti della popolazione colpita dal sisma del 26 dicembre che ha causato danni gravi e feriti lievi nel Catanese (soprattutto nelle zone di Zafferana Etnea e Acireale). Si è sollevato un vero e proprio polverone che, però, bisogna sottolinearlo, ha tenuto banco solo sui giornali. Alla gente, quella che combatte per rialzarsi dopo una notte di paura e distruzione, non gliene frega nulla del pane e Nutella o degli arancini. Non gliene frega nulla se quel selfie fosse stato programmato o meno dal suo social media manager.

Alla gente, quella che ha perso tutto o quasi, interessano i fatti. Salvini può tranquillamente mangiare arancini, pane e Nutella e, perché no, anche un buon cannolo alla ricotta, l’importante è che si passi dalle parole ai fatti. E il primo risultato – ribadiamo il primo, c’è ancora tantissimo da fare – è stato fatto con la dichiarazione dello stato d’emergenza e con la conseguente ordinanza di protezione civile che prevede 25mila euro di contributi per il ripristino delle case colpite dal sisma e una somma fino a 900 euro al mese per il sostentamento dei nuclei familiari.

Alla gente non gliene frega nulla se Salvini e Di Maio hanno indossato o meno la maglia della Protezione civile. Figuriamoci se ai terremotati può interessare un Bertolaso che chiede al vicepremier e Ministro del Lavoro grillino di togliersi quella maglia. Non è il momento delle polemiche, degli attacchi politici, dei selfie, degli errori sui social. È il momento di aiutare le popolazioni colpite dal terremoto senza pensare ad esternazioni, fatti ed eventi che non meriterebbero neppure menzioni. Senza fare possibilmente passerelle inutili. Nel rispetto di chi questo terremoto lo ha vissuto sulla propria pelle.