La polizia di Stato sta eseguendo una vasta operazione di antiterrorismo contro un’organizzazione terrorista di matrice islamica affiliata ad Al Qaeda operante in Sardegna – tutto sarebeb partito al tempo dei preparativi del G8 a La Maddalena. Sono state arrestate 18 persone in sette province diverse – non solo in Sardegna. Tra le persone arrestate ci sono i responsabili di diversi atti di terrorismo e sabotaggio, come il strage avvenuta a Peshawar il 28 ottobre 2009: un’esplosione nel mercato Meena Bazar ha ucciso più di cento persone.

Secondo le intercettazioni fatte risulterebbe che tra gli uomini dell’organizzazione colpita ci sarebbero anche due membri che facevano parte della rete di fiancheggiatori che per anni hanno nascosto e protetto lo sceicco Osama Bin Laden. Oltre ad organizzare attentati in Pakistan, con l’obiettivo di “intimidire la popolazione locale e di costringere il governo pachistano a rinunciare al contrasto alle milizie talebane e al sostegno delle forze militari americane in Afghanistan“, l’organizzazione fondamentalista destinava “una parte del proprio impegno al fenomeno dell’introduzione illegale sul territorio nazionale di cittadini pakistani o afghani che in taluni casi venivano anche destinati verso alcuni paesi del nord europa“.

Come riuscivano a far entrare questi affiliati? I soggetti indagati riuscivano ad aggirare la normativa che disciplina l’ingresso e la permanenza di cittadini extracomunitari sul nostro territorio attraverso gli stessi sistemi che utilizzano altre organizzazioni fondamentaliste: facendo ricorso a contratti di lavoro con imprenditori compiacenti – e in questo modo possono far ottenere visti di ingresso ad uomini della loro organizzazione. In altri casi fornivano una falsa documentazione che faceva apparire il soggetto a loro vicino come vittima di persecuzione etnica o religiosa, e quindi fargli avere asilo politico in Europa. Il servizo fornito ai clandestini appartenenti alla loro organizzazione era all inclusive, perché assicurava il patrocinio presso gli uffici immigrazione, ma anche contatti personali, cellulari e sim – oltre a supporto finanziario.