Dieci anni fa, nella notte tra il 24 e il 25 febbraio 2003, a 82 anni, si spegneva Alberto Sordi, uno dei più grandi attori italiani. La sua Roma gli rende omaggio con una mostra monumentale, nel resto d’Italia, probabilmente, le varie emittenti riproporranno a ciclo continuo i suoi film, ghiotta occasione per rivedere un ritratto dell’Italia che fu, e che, forse, è ancora. Cosa penserebbe l’Albertone nazionale dell’Italia di oggi?

Lui, che nel 1984, con Tutti dentro, anticipò di 8 anni gli avvenimenti di Tangentopoli, come li racconterebbe gli odierni furbetti del quartierino? E il professor dottor Guido Tersilli, primario di Villa Cleste come se la caverebbe con Daccò e soci? Ci sarebbe anche lui dietro le sbarre o sarebbe riuscito a prendere un aereo, in tempo, per qualche sconosciuta destinazione esotica? Guglielmo il Dentone, il protagonista di uno degli episodi de I complessi, giovane di talento, con il sogno di fare lo speaker al telegiornale ma assolutamente anti-telegenico, nel 2013 come nel 1965 ha bisogno della raccomandazione, nel film è sostenuto da un prete, per accedere al colloquio e proseguire. Nel 1965 la spunta per la sua preparazione, nonostante i boicottaggi degli altri concorrenti; nel 2013 vince chi ha il padrino più forte.

Ve lo immaginate Mario Pio con gli amici della parrocchietta alle prese con le schede elettorali di questi giorni? E Otello Celletti, vigile motociclista, come si troverebbe a distribuire spillette e volantini per questo o quel candidato? Naturalmente, in cambio di un lavoro sicuro. O Il conte Max, alle prese con i suoi piccoli magheggi per entrare, a questo giro, nel gotha della politica? Nando Mericoni, disposto a buttarsi giù dal Colosseo se non gli promettono un viaggio e un lavoro negli States, ma, in fondo, nella sua Roma ci sta più che bene (“bucatino m’hai provocato e io te magno”) , oggi sarebbe uno dei tanti giovani disoccupati che vanno a cercare miglior fortuna all’estero. Come se la caverebbero Mimmo Adami e Dea Dani, i 2 attori di avanspettacolo in Polvere di stelle, con i tagli al teatro e alla cultura? Dovrebbero ricorrere alla loro arte di arrangiarsi.

Rimangono di spiazzante attualità, la drammatica disavventura giudiziaria del geometra Giuseppe Di Noi in Detenuto in attesa di giudizio, innocente vessato per un tragico errore e le peripezie di Pietro Chiocca, mercante d’armi protagonista di Finché c’è guerra c’è speranza, disprezzato dalla sua famiglia che, però, è disposta a soprassedere in cambio del lusso che offre il suo stipendio. Oggi, probabilmente, Giuseppe Di Noi sarebbe rinchiuso, inascoltato per anni, ad abbruttirsi in qualche carcere sovraffollato, Chiocca avrebbe le mani in pasta con il Batman di turno.

In 51 anni di carriera cinematografica e 152 tra film per il cinema e la tv, Sordi ha costruito una galleria di tipi italiani ponendo l’accento, di volta in volta, su vizi, virtù, idiosincrasie, pregiudizi, ossessioni e devianze, anche del sistema Italia, ancora oggi attualissimi che dovrebbero farci riflettere su quanto, ancora, viviamo di retaggi, culturali e non, rimanendo fermi al palo.

Mentre si consuma la diatriba sulla data certa della sua dipartita, essendosene andato di notte, c’è chi sostiene il 24 febbraio, chi il 25 febbraio, vediamo l’Albertone nazionale allontanarsi con il suo saltello di rito, il cappello da vigile motociclista in testa, il giornale sottobraccio e, sentendo un eco lontana, si gira ed esclama “dimmi cara”.