Il 9 maggio del 1978, 36 anni fa, si chiudeva nel modo più drammatico la lunga e dolorosa vicenda relativa al sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, con il ritrovamento del corpo dello statista democristiano all’interno di una Renault 4 rossa in via Caetani, a Roma, nei pressi delle sedi della DC e del Partito Comunista. A premere il grilletto fu il brigatista Mario Moretti, anche se probabilmente anche altri terroristi rossi parteciparono materialmente all’esecuzione, che giunse come condanna di un autoproclamato Tribunale del Popolo e di 55 giorni di prigionia.

Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana e in precedenza presidente del Consiglio per quattro mandati, era stato rapito il 16 marzo 1978, nel giorno in cui il nuovo governo Andreotti avrebbe dovuto chiedere la fiducia in Parlamento, da un commando delle Brigate Rosse presso l’incrocio di via Fani e via Stresa a Roma; nell’agguato, durato appena tre minuti, furono uccisi i cinque uomini della scorta e lo stesso Moro fu ferito, prima di essere rapito. Moro fu trasferito in un appartamento situato in via Montalcini, sempre nella capitale, anche se in seguito sono emersi alcuni dubbi circa la reale ubicazione della cosiddetta “prigione del popolo”. Da qui scrisse 86 lettere indirizzate a familiari, compagni di partito e al papa Paolo VI: in esse, tra le altre cose, Moro chiedeva che venisse accettato lo scambio di prigionieri richiesto dalle BR in modo da avere salva la vita.

Prevalse la linea della fermezza, voluta in particolar modo dal governo democristiano e da quasi tutti i partiti in Parlamento, assolutamente contrari ad aprire un qualunque tipo di trattativa con i terroristi. Il 9 maggio, dopo l’ennesimo rifiuto da parte della politica di piegarsi al ricatto, la “sentenza” emessa contro Aldo Moro fu eseguita. I 14 componenti del nucleo brigatista protagonista del Caso Moro furono catturati tra l’ottobre del 1978 (Franco Bonisoli) e l’ottobre del 2004 (Rita Algranati) – tutti a parte Alessio Casimirri, che riuscì a fuggire in Nicaragua, dove tuttora risiede. Ma i sospetti che dietro il Caso Moro ci fosse altro che la semplice azione delle BR non si sono mai sopiti.

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