Alessandro D’Avenia (Palermo, 2 maggio 1977) è uno scrittore, insegnante e sceneggiatore italiano. Laureatosi il lettere classiche alla Sapienza di Roma; già durante il dottorato inizia a insegnare nelle scuole. Ottenuta quindi la specializzazione, oggi insegna greco e latino in un liceo classico. Negli stessi anni avvia anche l’attività di scrittore: il suo romanzo d’esordio, “Bianca come il latte, rossa come il sangue” esce nel 2010 per Mondadori e diviene rapidamente un best seller internazionale. Tradotto in 19 lingue, nei primi mesi del 2013 il libro raggiunge il milione di copie vendute. Il 4 aprile dello stesso anno esce inoltre nelle sale l’adattamento cinematografico diretto da Giacomo Campiotti. Questa la trama: “Leo è un 16enne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto e le scorribande in motorino. Le ore passate a scuola sono uno strazio, ma quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, tutto cambia: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente e a cercare il proprio sogno. Leo però ha un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l’assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell’amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l’ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Quando scopre che Beatrice è malata, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande”. Uno splendido romanzo di formazione; il racconto di un anno di scuola, ma anche un testo coraggioso, che racconta cosa succede quando nella vita di un adolescente fanno irruzione la malattia e la sofferenza.

Alla fine dell’anno seguente esce “Cose che nessuno sa” (Mondadori, 2011), tradotto in altre otto lingue. “Margherita ha 14 anni e sta per varcare una soglia magica e misteriosa: l’inizio del liceo, un mondo nuovo da esplorare e conquistare. Un giorno però ascolta un messaggio nella segreteria telefonica: è di suo padre, che non tornerà più a casa. Margherita ancora non sa che affrontando questo dolore si trasformerà a poco a poco in una donna, proprio come una splendida perla fiorisce nell’ostrica per l’attacco di un predatore marino. Accanto a lei ci sono la madre, il fratellino vivace e l’irriverente nonna Teresa. E poi Marta, la compagna di banco sempre sorridente, e Giulio, il ragazzo più cupo e affascinante della scuola. Ma sarà un professore, un giovane uomo alla ricerca di sé, eppure capace di ascoltare le pulsazioni della vita nelle pagine dei libri, a indicare a Margherita il coraggio di Telemaco nell’Odissea: così che il viaggio sulle tracce del padre possa cambiare il suo destino”. Dopo il successo di “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, Alessandro D’Avenia torna così a raccontarci con tenerezza, coraggio e sentita partecipazione, il mondo dell’adolescenza.

A ottobre 2014 risale invece il suo terzo romanzo, “Ciò che inferno non è”, il cui titolo è tratto dal romanzo “Le città invisibili di Italo Calvino”. “Federico ha 17 anni e il cuore pieno di domande alle quali la vita non ha ancora risposto. La scuola è finita, l’estate gli si apre davanti come la sua città abbagliante e misteriosa, Palermo. Mentre si prepara a partire per una vacanza-studio a Oxford, Federico incontra “3P”, il prof di religione: lo chiamano così perché il suo nome è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P invita il ragazzo a dargli una mano con i bambini del suo quartiere, ma quando Federico attraversa il passaggio a livello che separa Brancaccio dal resto della città, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita”. Con ‘Ciò che inferno non è’ D’avenia omaggia la figura di Don Pino Puglisi, ucciso da un killer di mafia il 15 settembre del 1993 e beatificato nel 2013, ma affronta anche temi quali l’adolescenza, la scuola e soprattutto l’entusiasmo che si può trasmettere ai giovani d’oggi. Un romanzo che ci parla di noi e della possibilità, tornando a guardare la vita con gli occhi dei bambini che tutti siamo stati, di riconoscere anche in mezzo alla polvere ciò che inferno non è.