All’indomani del piano in dieci punti per l’UE presentato in Lussemburgo dai Ministri degli Esteri e degli Interni riguardante l’allarme immigrazione, è inevitabile che sarebbero arrivate le reazioni della politica italiana, pronta a cavalcare l’onda lunga di una questione sempre più pressante.

E proprio il ministro dell’Interno Angelino Alfano si è reso protagonista di alcune dichiarazioni che, pur riprendendo quanto verrà presentato al Consiglio Europeo, stanno facendo discutere i vari attori politici.

Ieri infatti il leader del Nuovo Centrodestra, intervenuto nel corso della trasmissione Di Martedì di La7, ha ribadito l’importanza della distruzione dei mezzi utilizzati dagli scafisti e la necessità di una normativa internazionale: “Affondare i barconi degli scafisti, impedire che partano. Noi da soli non possiamo farlo ed è in corso un negoziato con Onu e Ue per avere l’autorizzazione a questo intervento. Andare lì con le nostre navi senza autorizzazione internazionale sarebbe una dichiarazione di un atto di guerra”.

La stessa “guerra” cui si riferiva alcuni giorni fa la deputata di Forza Italia Daniela Santanchè, anticipando in qualche modo le proposte che saranno discusse dal Consiglio dell’UE.

Molto più istituzionale il commento di Matteo Renzi (arrivato come al solito su Facebook), che è stato ringraziato dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon per lo sforzo profuso dall’Italia.

Il premier ha ribadito l’orgoglio per l’opera meritoria degli uomini impegnati nelle operazioni di salvataggio nel Mar Mediterraneo, ma sopratutto si è detto soddisfatto del rinnovato impegno e interesse europeo a una soluzione definitiva al problema: “ Ieri per la prima volta l’intera Europa si è mostrata attenta e solidale, con alcuni impegni concreti che proveremo a puntualizzare nelle ore che ci separano dal Consiglio Europeo di giovedì: interventi nei Paesi d’origine, distruzione dei barconi, raddoppio di Triton, ricollocazione d’emergenza condivisa tra tutti i Paesi, collaborazione con le Nazioni Unite, sforzo comune alle frontiere meridionali della Libia.

Ma rispetto alle proposte messe su carta a Lussemburgo c’è già chi avanza le prime perplessità, come per esempio Laura Boldrini. La Presidente della Camera, anch’essa ospite di La7 e che in passato si è molto interessata alla questione dell’immigrazione, ha ribadito l’assenza attuale di un interlocutore in Libia cui chiedere l’autorizzazione a procedere con la distruzione dei barconi.

Gli stessi mezzi, tra l’altro, di cui è difficile se non impossibile stabilire l’uso illecito che ne verrà fatto: “I richiedenti asilo pagano il trafficante e con quei soldi lui va a comprare la barca da un privato. Quindi fino a un momento prima quell’imbarcazione è di un privato. Come si fa a capire che quel peschereccio verrà poi venduto? Spesso arrivano coi gommoni, che sono fatti artigianalmente. Quindi dove si va a colpire?“.