Vincenzo Boccia si è insediato come nuovo presidente di Confindustria appena da una manciata di giorni, ma le sue dichiarazioni stanno subito lasciando il segno. Dopo l’appoggio, velato ma nemmeno troppo, a Matteo Renzi e al sì al referendum costituzionale del prossimo ottobre, adesso arriva però anche un allarme preoccupante.

Nonostante l’apprezzamento per le riforme compiute dal governo Renzi, il neo presidente di Confindustria ci tiene a sottolineare che lo stato dell’economia attuale si può considerare tutt’altro che positivo e la ripresa al momento è assente.

Vincenzo Boccia sostiene che: “La nostra economia è senza dubbio ripartita. Ma non è ancora ‘ripresa’. E’ una risalita modesta, deludente, che non ci riporterà in tempi brevi ai livelli pre-recessione. Le conseguenza della doppia caduta della domanda e delle attività produttive sono ancora molto profonde”.

Il presidente di Confindustria indica una possibile soluzione: “Per risalire la china dobbiamo attrezzarci al nuovo paradigma economico. Noi imprenditori dobbiamo costruire un capitalismo moderno fatto di mercato, di apertura ai capitali e di investimenti nell’industria del futuro”.

Il nuovo leader di Confindustria ha dichiarato inoltre: “Servono manovre di qualità. Politiche a saldo zero ma non a costo zero. E questo senza creare nuovo deficit perché con il debito non si costruisce una crescita duratura. In generale, nella gestione del bilancio pubblico, non chiediamo scambi né favori, ma politiche per migliorare i fattori di competitività”.

Riguardo al fisco, il numero uno di Confindustria suggerisce di: “Spostare il carico fiscale, alleggerendo quello sul lavoro e imprese e aumentando quello sulle cose”. Inoltre: “La competizione tra paesi si gioca anche sul fisco. […] Ricordiamo che l’Italia ha la non invidiabile anomalia dell’elevata imposizione locale sui fattori di produzione. Un’imposizione che da noi, al contrario degli altri paesi, è deducibile solo in minima parte”.

Boccia ha qualche suggerimento da fornire anche all’Europa che “sembra scricchiolare” e “molte e complesse sono le azioni da intraprendere. In questo processo l’Italia deve poter giocare un ruolo all’altezza della sua storia e dell’Europa che sogniamo”.